Il “Romanzo Musicale” che racconta il presente dei Nosexfor

Dopo la pubblicazione del singolo “Endorfine a Go Go”, tornano per IndieBox i Nosexfor con “Romanzo Musicale”: un pezzo che spinge a vivere la propria esistenza indipendentemente dalle “datità sociali” e dagli stili di vita imposti dagli altri.

“Romanzo Musicale” si presenta come un carpe diem essenziale e moderno. Il duo basso e batteria descrive chiaramente in tre minuti la sua visione del mondo rifiutando un sistema valoriale marcio e ossessivamente proiettato al futuro. “Romanzo Musicale” racconta una rivoluzione intima e personale, ma dedicata agli inadeguati, a chi sta male in questo mondo e non ha più nulla da perdere. La formazione dei Nosexfor rispecchia la tendenza della band all’essenziale: con due strumenti vanno dritti al punto raccontando loro stessi senza troppi orpelli.

Ciao ragazzi! I vostri pezzi conservano un’attitudine facilmente riconducibile al punk. Ci descrivereste il vostro rapporto con la scena italiana?

Il nostro rapporto con la scena italiana è sempre stato suonare nei locali più o meno improvvisati in tutti gli angoli più profondi di provincia dove, se sei fortunato, il palco è un tappeto che qualche buona anima porta per non fare camminare la batteria fino all’altro lato del bar. D’estate invece finiano a suonare nei festival organizzati da qualche pro-loco o associazione culturale del posto: allora lì ci sono palchi veri e service audio e ti senti un dio. E tutto questo, con alti e bassi, succede da quando avevamo sedici anni. Quanta umanità e quante strade viste di notte. Questa è l’unica vera scena italiana che al momento conosciamo. Prima che scoppiasse la pandemia abbiamo avuto un assaggio del circuito più importante gestiti da Ocarina Live per il tour del nostro primo disco. Adesso siamo con IndieBox e vediamo cosa succederà.

A tal proposito, visto che i Nosexfor suonano insieme da un bel po’ di tempo, in che modo è mutata secondo voi questa scena negli anni?

Non può esserci scena senza i locali dove suonare. E i live club sono in difficoltà già da tempo, anche prima del covid. Le cause sono molteplici ma principalmente: in Italia tra i fruitori di musica c’è una malattia mentale per la quale o sei Emma Marrone, Jovanotti o Ligabue o sei un hobbista; i lavoratori nel settore musica non sono uniti e strutturati in un’associazione di categoria e quando le cose vanno male (vedi covid) è un grosso problema; i nuovi giovani devono tornare a vivere anche fuori da tik tok. C’è un sottile filo rosso che unisce tutto questo: se queste cose non cambiano le cose non andranno in meglio.

“…Perché domani viene ogni giorno, ma è oggi che io voglio tutto”: qual è il vostro rapporto con il futuro?

Il futuro ora è un posto scomodo dove nessuno vuole stare. Troppe incognite. Le certezze rassicuranti sono ridotte al lumicino. Meglio concentrarsi sul presente e cercare di renderlo il più interessante e confortevole possibile. E al domani penseremo un’altra volta. Forse.

“Non ricordo più il tuo nome, sarà rimasto nelle pieghe del sedile. Ti scriverò una lettera d’amore…Forse”. L’invito ad agire nel presente e al non preoccuparsi del domani nel pezzo viene allargato anche al contesto affettivo, giusto?

Molto giusto. Il presente diventa bulimico e si cerca di prendere tutto quello che si può. Fare indigestione di “vita”. Ragionando con questi nuovi orizzonti temporali cortissimi siamo spinti, anche inconsciamente, a raccogliere quanto ci è più possibile. E questo comporta calpestare, ferire, ignorare, skippare… In generale essere più superficiali. Il mondo è tragicamente accelerato e la velocità non è foriera né accompagnatrice di attenzione e cura. Tutt’altro. Anche nel contesto affettivo: si travolge quello che si incontra e tutto diventa usa e getta.

Come mai avete deciso di mettere proprio una dentiera nella copertina del singolo?

È simbolo di fame, fame ingorda, senza fine. Stesso discorso di prima. Ma se noti la dentiera è a metà: c’è la mascella ma non la mandibola a simboleggiare che c’è qualcosa di corrotto, che il sistema non funziona bene, è difettoso. Puoi cibarti anche senza masticare, ma non per molto.

In tutti i vostri pezzi è ben evidente una certa insofferenza nei confronti della cultura dominante, dei benpensanti, di tutto ciò che viene considerato come normale. Ci approfondite meglio questo aspetto?

La cultura dominante è quella che ci ha portato ad un centimetro dal collasso culturale, ambientale, sociale ed economico. Basterebbe dire questo. Se poi vogliamo parlare di radical chic, politically correct, mass media ecc. allora dobbiamo passare in fascia protetta.

Vi provoco proponendo due delle domande che fate nel testo del brano “Zero meno”: Dove andate? Come fate?

Anche noi viviamo alla giornata: non siamo avulsi dal mondo che viviamo. E il settore musica è il settore del precariato per eccellenza: certezze pochissime! Possiamo dirti però dove vorremmo andare: andremmo di gran carriera a suonare al Concerto del Primo Maggio a Roma. Avremmo due o tre cosette da dire e cantare lì. È proprio Zero Meno sarebbe fantastica in quel contesto! Sul come, noi crediamo ancora nel principio secondo il quale costanza e lavoro paghino. Al netto del precariato, ovviamente…

Per salutarci vi chiedo: se poteste scegliere, cosa vorreste venga ricordato per sempre dei Nosexfor?

Sulla lapide potrete scrivere: “due figli sinceri del loro tempo che non ci stavano e che sapevano suonare”.

a cura di
Lucia Tamburello

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