Anna Soares e il suo desiderio da strega

Potere del canto unito a quello femminile: cosa c’è di più magico? Ce lo spiega meglio Anna Soares nella nostra nuova intervista dopo la sua ultima uscita “Witch Lust” il 10 settembre per Lost Generation Records. Ammaliati dalla sua voce e intrigati dalla passionalità del suo nuovo brano non potevamo trovare momento migliore per scambiare quattro chiacchiere con l’artista che dal canto lirico è passata al jazz per poi buttarsi a capofitto nella musica tribe ed elettronica.

Qui potete leggere l’esito del nostro incontro!

Ciao Anna benvenuta su Postaindipendente! Sappiamo che hai studiato canto lirico per poi essere passata al jazz e all’elettronica: come sono avvenute queste evoluzioni e chi è Anna Soares oggi?

Tutti i cambiamenti e le evoluzioni che ho coltivato dentro e fuori di me sono state dettate dalla spontaneità del mio approccio all’arte e alla musica. Semplicemente, faccio quel che sento di voler esprimere. Nel canto, nello specifico, c’è stato un percorso di “costruzione” nel quale ho appreso le regole, e adesso sto vivendo un periodo di “demolizione”, nel quale cerco di distruggere il sapere “canonico” per crearne uno tutto mio.
Oggi Anna Soares è una donna che ama giocare: con il suono, con le parole, con le energie, con le essenze, con la sessualità, con la mente. 

Ma andiamo subito al tuo nuovo singolo “Witch lust”, un brano che sin dal titolo ci lascia immaginare che subito dopo aver premuto play qualcosa di magico deve per forza accadere: ti va di introdurcelo meglio?

La magia è ovunque se riesci ad osservarla. “Witch Lust” parla di ritualità, di danze tribali al chiaro di luna, di amplessi consumati tra anime, ma più di ogni altra cosa è un inno alla forza dello spirito femminino: un potere interiore che quando viene risvegliato crea consapevolezze, connessioni e magia che agisce sulla realtà. 

Il brano in questione si caratterizza di sonorità ipnotiche si mescolano a quelle elettroniche dei synth, il tutto accompagnato da un’attenzione particolare sulla voce eterea e sensuale: cosa puoi dirci di più a tal proposito?

La voce è lo strumento più viscerale, primordiale, ancorato alla natura umana che possediamo. Nei riti dionisiaci venivano cantate ripetutamente e ciclicamente nenie. Queste infatti aiutavano il processo di immersione negli stati alterati della coscienza e celebravano un ritorno allo stato selvaggio dell’essere umano. Mi piace pensare alle sonorità di “Witch lust” come un tributo simbolico a quei rituali. 

Una caratteristica che mi ha affascinato molto è stata anche la commistione linguistica tra l’inglese e il francese: è stato difficile scrivere il testo di “Witch lust”?

Il testo è stato scritto in collaborazione con Saturn, che è la cantante che mi accompagna sia nel cantato, che nel videoclip. Abbiamo deciso di miscelare inglese e francese per esplorare più sonorità nelle voci, e per rimarcare l’unicità del dialogo che avviene. A volte due anime che comunicano dicono le stesse cose, eppure sembrano parlare due lingue diverse. E’ stato un esperimento stimolante per entrambe. 

Anche il video ci fa subito capire che nulla è lasciato al caso, il soggetto femminile incarna l’emblema della sessualità ma allo stesso tempo quello della spiritualità: da cosa nasce questa tua associazione della donna ad una strega? O meglio, qual è stata la tua chiave di lettura?

Ho sempre sentito di avere una visione trasversale della spiritualità, che si discosta da quelle versioni ascetiche, impassibili, che dividono il mondo in bene e male, o in “alto” e “basso” (sempre in termini di ascetismo). Ho sempre trovato le gerarchizzazioni del sentire un’imposizione sterile. I moti del corpo, della sessualità, del percepire e del vivere sulla propria pelle sensazioni dense sono sempre stati per me, un tramite per conoscermi, per conoscere il mondo, avere un impatto energetico su di esso, un’epifania.

Vivere con consapevolezza le energie del proprio corpo, lavorare affinché i sensi si affinino può avere una valenza spirituale immensa, più metterci in connessione con l’Universo.
Allo stesso modo interpreto la figura della strega come una donna che agisce attivamente sulla realtà, muove energie, sviluppa intuito e spirito di osservazione, presagisce, crea quella magia universale che è impossibile descrivere con razionalità.

Non possiamo dunque non chiederti com’è stato girare il video di “Witch lust”!

E’ stato un cumulo di energie pazzesche! Avevo fatto uno script, ma una volta entrate nella stanza abbiamo improvvisato per il 90% del tempo. Sapevo che sarebbe saltato fuori qualcosa di veramente intenso quando Sonja (che si è occupata delle riprese) ci ha detto:

“Ragazze, fermiamoci e apriamo un po’ le finestre perché sto sudando troppo!” 

Lasciaci con 3 singoli che hanno accompagnato la stesura dei tuoi ultimi lavori!

“Woman” – Emmit Fenn

“Lonely Road” – Omami 

“My week beats your year” – Telefon Tel Aviv 

a cura di
Ilaria Rapa

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2 pensieri riguardo “Anna Soares e il suo desiderio da strega

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