Saphe – il nuovo singolo “Lo-Fi”

Saphe è lo pseudonimo di Alessia, cantautrice romana di origini pugliesi classe ’96. L’artista unisce le sonorità del pop a una scrittura basata sul flusso di coscienza e sulla ricerca di una verità interiore, riservata e segreta, che riesce a trovare totale sfogo soltanto nei suoi brani.

Dopo “Mille giri” e Arte”, Saphe torna con il suo terzo singolo “Lo-Fi”. Il brano, prodotto da Nuck e distribuito da The Orchard, descrive la fuga dai rapporti superficiali che viene messa in atto come forma di auto-sabotaggio per preservarsi e cadere in trappole relazionali. È inoltre un invito ad andare in profondità, a creare legami spirituali ed intensi: solo per loro varrà la pena abbassare le difese.

Noi di Posta Indipendente l’abbiamo intervistata.

Ciao Saphe, benvenuta su Posta Indipendente! Ci viene spontaneo chiederti, com’è nato il tuo nome d’arte?

Ciao! Saphe, che voglio precisare si pronuncia “Saf” e non “Safe” come molti credono, è uscito fuori un po’ per caso in un periodo in cui non volevo avere a che fare con me stessa e cercavo di scappare in una sorta di alter ego segreto. Questo è coinciso con un periodo in cui ero immersa nella poesia, sia da scrivere che da leggere; tra quelle da leggere c’era sempre Saffo, che è diventata un po’ il mio riflesso. Da qui, Saphe.

Sappiamo che per ora hai pubblicato tre canzoni, ma da quanto tempo esiste la tua passione per la musica?

La musica ha sempre fatto parte delle mie ancore di salvezza sin da quando ero piccola. Mi ricordo che la mia prima canzone l’ho scritta a 11 anni quando in casa mia costringevo tutti ad ascoltare Avril Lavigne. Si chiamava “I’m the B3sT & FuCk th3 R3st!” scritto tutto strano da tipico user di MSN. Poi in realtà col passare del tempo, questa vicinanza alla scrittura si è fatta sempre più importante e predominante nel mio modo di sfogarmi e, come dicevo prima, la scrittura di poesie ha avuto un ruolo importante nel mio percorso musicale. Per me parte tutto da lì, da un pensiero che, messo bianco su nero, si estende fino a diventare un discorso con qualcuno o con sé stessi. Poi viene la musica e tutto si mischia e diventa arte. Mi piace chiamare le mie poesie “pre-testi”, perché sono letteralmente dei pretesti per scrivere qualcosa di più articolato riguardo a un pensiero che ho in testa, ma sono anche la fase pre- dei miei testi.

Chi sono gli artisti che ad oggi ti ispirano di più?

Sicuramente prima su tutti viene Halsey. Le narrazioni nei suoi brani hanno sempre un grande impatto su di me. Amo anche la wave pop-r’n’b anglo-americana, come Ariana Grande, Dua Lipa etc. Ma se c’è un genere in particolare che ha sempre avuto la meglio nelle mie playlist è sicuramente il pop-rock, con Avril Lavigne, i Blink, attualmente Machine Gun Kelly e Yungblud. Nei miei brani usciti fin ora si sente poco questa influenza ma conto di renderla molto più visibile nei miei progetti futuri.

Come definisci il tuo stile?

Questa per me è sempre stata una domanda complicata perché non mi piace darmi confini. Sicuramente ciò che avete sentito fino ad ora è stato molto vicino al pop, ma in futuro potrebbe non essere così. L’unico fil rouge è la verità. Sono sempre spudoratamente onesta in quello scrivo, ecco anche perché in passato ho definito il mio genere “conscious pop”, perché la mia musica per me è come portare a galla le consapevolezze nascoste da qualche parte in mezzo allo stomaco.

Il 27 maggio è uscito il tuo terzo singolo “Lo-Fi”. Qual è la sua storia e di cosa parla?

La storia di Lo-Fi nasce con una grande delusione, a livello sentimentale e umano. Da lì ho iniziato a innalzare tante barriere emotive, e Lo-Fi per me è un po’ il manifesto di queste barriere, di questa pratica costante di auto-sabotare le mie relazioni per evitare che mi facciano male, e di conseguenza preservarmi. L’unico modo di scampare alle barriere è proprio quello di creare delle connessioni intense e spirituali che prescindono dall’approccio fisico e dalla libido, per questo l’invito a “toccarci con gli occhi su una traccia lo-fi” come dico nel ritornello, è un “vediamo che sai fare se non possiamo usare il corpo, vediamo se mi streghi con la testa”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Prima della chiusura dell’anno, ci sarà sicuramente un altro pezzo di me in serbo per chi mi ascolta. Anzi, probabilmente, diversi pezzi di me, racchiusi in EP. Chi lo sa…

a cura di
Martina Nardoni

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