Intervista al trio Il peggio è passato per il loro singolo “Lo so, lo so”

Lo So, Lo So è il singolo di debutto de Il Peggio è Passato , trio emiliano autore di un accattivante pop elettroacustico. Il brano, una sferzata pop rock con chitarre acustiche, synth coreografici ed un ritornello killer, è uscito  Dischi Soviet Studio il 9 aprile 2021.

Potremmo raccontarvi della rilevanza dei progetti musicali passati di tutti i componenti della band, ma a chi fregherebbe?
Diciamo piuttosto che Simone gestiva una bisca clandestina in città, frequentata assiduamente da Michele. I due formarono presto un sodalizio vincente, truffando le peggiori canaglie metropolitane. Quando Michele scoprì in Simone un musicista e compositore aggraziato, gli propose di formare una band per spendere forsennatamente la ricchezza accumulata in anni di illeciti. In pochi mesi allestirono un repertorio di brani cantautorali in italiano per chitarra acustica e voce e una volta capito di aver bisogno di un batterista decisero, per spirito di nonsense, di chiamare una tastierista: ecco arrivare Francesca, con cui fu subito sintonia nonostante fosse una persona per bene.

<<Nasce così Il Peggio è Passato, per scrivere canzoni piuttosto che malavitare, perché è con le canzoni che ci curiamo, come scrittori ed ascoltatori.
E come truffatori naturalmente.>>

La vostra musica si è ispirata a qualche artista in particolare?

Non abbiamo riferimenti precisi in testa quando componiamo, diciamo che se li abbiamo non ne siamo consapevoli. Facciamo musica leggera con l’approccio di chi ha già suonato e ascoltato tantissimo ed immagino che il nostro approccio al pop sia diverso da quello dei ventenni di oggi, da qui nel bene e nel male l’autodefinizione di “slalomisti del pop corrotto”. Per ora abbiamo pubblicato un solo singolo, “Lo so, lo so”, nelle recensioni del quale si è parlato di reminescenze dei Baustelle, ad altri abbiamo ricordato i primi Bluvertigo, ad altri ancora addirittura Elio e le storie tese.

Noi leggiamo incuriositi e divertiti – Chissà la prossima volta che scriverete? 😊

Nel momento in cui è nato il gruppo, vi siete subito trovati sulla stessa linea musicalmente e artisticamente?

Il progetto è nato con me e Simone come duo voce e chitarra acustica e tra noi la sintonia c’era già da anni. Era chiaro l’intento di scrivere pop in italiano con un approccio per quanto possibile maturo. Con Francesca invece, che si è unita a noi in seguito, è occorso un po’ di tempo prima che ci integrassimo l’un l’altro poiché lei si è trovata a dover intervenire su brani già pronti e questo le ha imposto dei limiti che con i brani di nuova composizione non ci sono finalmente più.

Avete in programma dei live?

Suoneremo l’8 agosto al Dischi Soviet Festival presso Villa Albrizzi Marini a San Zenone (TV) e siamo molto eccitati per questa sorta di nuovo esordio proprio in occasione del Festival della nostra etichetta. Sarà una due giorni di musica, 7 e 8 agosto, un evento colorato e ricco belle persone oltre che gratuito, perciò vi aspettiamo numerosi!

Nelle scene finali del video, quando iniziate a distruggere le vostre armature e lo sfondo colorato, è un invito a liberarsi dei nostri “gusci protettivi”? Quale altro messaggio volete far passare?

La tua lettura è corretta. In quei passaggi del video ci liberiamo delle sovrastrutture dentro le quali ci siamo più o meno consapevolmente rinchiusi e ci ritroviamo finalmente liberi e sinceri, vogliosi di abbracciarci. I gusci sono stati l’idea tramite la quale la nostra regista Lisa Marchiani ha scelto di visualizzare il tema portante del brano ed il nostro sentire ed è stata un’idea che ci è piaciuta subito.

Non vi sono altri messaggi se non il descrivere con ironia la difficoltà di salvaguardare le relazioni interpersonali  che in fondo sono la nostra ricchezza. Col tempo ci arrocchiamo-chiudiamo-tendendo alla ruggine e questo ci indebolisce e impoverisce. Prendersi poco sul serio può già essere una buona arma per aiutarci a capirci ed ad accettarci.

Il Peggio è Passato, nome scelto prima della pandemia. Se l’aveste saputo vi sareste chiamati in un modo diverso?

Credo di si, ti dico la verità. Ci siamo posti il problema del nome durante il primo pesantissimo lock down e non volendovi rinunciare abbiamo scelto di lasciare i nostri profili social in silenzio per tutte quelle settimane. Il silenzio come forma di rispetto. Il nostro è un nome scelto con tutta l’ironia del mondo, ma di certo non ci saremmo aspettati una cosa come la pandemia.

Avete progetti per il futuro o qualche anticipazione da regalarci?

Abbiamo da poco inciso tre brani dal vivo al Soviet Studio di Matteo Marenduzzo a Cittadella (PD), il primo dei quali dovrebbe vedere la luce questo mese di Luglio, mentre subito dopo l’estate speriamo di pubblicare il nostro secondo singolo ufficiale. Siate con noi!

a cura di
Alice di Domenico

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