“ANTROPOCENE”: il nuovo album di Unità di Produzione

A tre anni dall’uscita del primo LP “ABISSO”, la band Unità di Produzione è tornata con il suo secondo LP “ANTROPOCENE”, uscito il 30 ottobre 2021.

ANTROPOCENE” è un album che si propone come una grande riflessione sulle derive dell’uomo e della tecnologia. “ANTROPOCENE” si concentra in particolar modo su come quest’ultima converte sulla percezione della realtà e sull’ambiente stesso che l’uomo abita.
I brani raccolti nel nuovo progetto di Unità di Produzione gettano uno sguardo di rassegnazione su una società incapace di riconoscere il proprio ruolo, perché troppo spesso risulta in contrapposizione con l’ambiente, la nuova frontiera della tecnologia e l’impalpabile realtà virtuale.

Unità di Produzione nasce a Bergamo nel 2014 dall’incontro tra chitarre ispirate al rock alternativo anni ’90, una sezione ritmica figlia del post-punk e testi introspettivi. Nel 2016, Unità di Produzione pubblica la prima avventura in studio, l’EP “ MONOLITE”.
Il 2017 segna il passaggio all’attuale formazione e una sterzata verso scenari distorti ed oscuri, in contemporanea cominciano le registrazioni del primo LP “ ABISSO” uscito a febbraio del 2018.
Dal 2015 a oggi Unità di Produzione conta più di 50 date nei locali e nei festival italiani, un lungo tour che li ha visti condividere il palco con artisti come Dunk, Pinguini Tattici Nucleari, Andrea Ra e molti altri

Perché ANTROPOCENE? Scopritelo subito nell’intervista. Buona lettura!

Il vostro nuovo album si intitola “Antropocene”. Come mai avete scelto questo titolo?

ANTROPOCENE è un termine coniato nel 2000 dal chimico olandese, nonché premio Nobel, Paul Crutzen per indicare l’epoca geologica attuale, in cui l’ambiente terrestre viene fortemente condizionato dagli effetti dell’azione umana. Quello che abbiamo cercato di descrivere in questo album è un mondo dove l’uomo impatta e trasforma radicalmente l’ambiente che lo circonda, affrontando non solo le questioni che riguardano la biosfera ma anche il nuovo ecosistema artefatto dalla realtà digitale e quello interiore della coscienza e della consapevolezza di sé e della mente umana.


Quale è la vostra visione della società attuale?

Nessun giudizio sulla società: farne parte significa esserne complici nel bene e nel male. Lo stesso Zarathustra di Nietzsche dovette tornare nella società per confrontarsi con essa perché al di fuori di essa anche le tesi superomistiche non avrebbero trovato senso di esistere. Ad ogni modo la società è lo specchio della natura umana, dunque spesso ingiusta, violenta ed irrazionale ma allo stesso tempo preziosa ed inimitabile. 

Ascoltando “Pulviscolo” si nota un sound che ricorda gli anni 90. Quali sono le vostre influenze musicali?

Essendo nativi dei primissimi anni novanta, quello dell’alternative rock degli anni 90 ha costituito un imprinting molto forte per la nostra cultura musicale. Pulviscolo è fortemente ispirata ad alcune atmosfere del Post-Rock nord europeo e ANTROPOCENE è stato influenzato su tutti da artisti come Soft Kill, Public Memory, Luminal e Killing Joke.

Per chi ancora non ha ascoltato l’album, cosa si deve aspettare dall’ascolto di “ANTROPOCENE”?

ANTROPOCENE è qualcosa di diverso da quanto abbiamo fatto fino ad oggi. In accordo con l’idea che il cambiamento è un ottima chiave per  trovare vivacità compositiva, energie e idee. Ad oggi nel complesso lo riteniamo la nostra opera più articolata e per la quale proviamo maggiore orgoglio e affezione.

Sono passati tre anni dall’uscita del vostro primo EP, nel mezzo sono successe tantissime cose tra cui una pandemia. Come ha influito questo nella scrittura e nella produzione del nuovo LP “Antropocene”?

ANTROPOCENE è un album scritto nella sua interezza con lo scopo di essere riprodotto dal vivo conservandone intatta l’energia. Quando sono stati scritti i brani la pandemia e la conseguente paralisi della musica live non erano nemmeno immaginabili. Le registrazioni del disco sono cominciate nei mesi precedenti allo scoppio della fase acuta della pandemia in Italia e dei conseguenti lockdown e si sono concluse durante l’autunno del 2020. Ne consegue che la pandemia ha funto principalmente da ostacolo alla realizzazione del disco oltre a confermare la centralità e l’attualità degli argomenti scelti durante la stesura del disco.

E voi lo avete ascoltato “ANTROPOCENE”?

a cura di
Martina Giovanardi

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