Intervista a Jack Scarlett, tra musica e diritti della comunità LGBTQ+

Ciao Jack! Discorsi a metà”, il tuo nuovo singolo, presenta un mix di sonorità acustiche e pop. Come sei arrivato a questa scelta stilistica?

Quando lavoro a un brano, cerco di raccontarmi nel modo più vero e intimo possibile. Lavoro proprio anche tanto sulle sonorità che voglio trasmettere, io vivo in musica, vedo nelle persone canzoni, nei miei sentimenti canzoni e questo mi permette anche di vivere ogni giorno con una sorta di colonna sonora in testa. Ogni situazione per me ha un suono e quindi quando racconto un episodio della mia storia in una canzone, cerco di riprodurre quel suono nel modo più fedele possibile.

Quali sono state le maggiori sfide tecniche e creative nella produzione di questo brano?

Questo brano è nato due anni fa, l’ho lavorato con tre producer diversi, ma mai nessuno riusciva a renderlo come volevo io. Non riuscivo a raggiungere il mio immaginario di perfezione. Sono fiero di non essermi accontentato e di aver insistito, grazie a Paolo Paone il mio producer attuale, sono riuscito a raccontarlo proprio come volevo.

Come credi che la tua esperienza passata abbia influenzato il tuo attuale stile musicale?

La mia mission come artista è stare dalla parte degli emarginati, degli ultimi, dei ‘diversi’, il mio passato  fatto di bullismo, violenza, discriminazione, mi ha portato oggi ad avere una fame di giustizia davvero importante, ogni insulto per la strada sul mio aspetto e il mio orientamento sessuale mi rende solo più forte e con le spalle più larghe.

Quali sono i tuoi obiettivi futuri come musicista e attivista della comunità LGBTQ+?

Vorrei partecipare a Sanremo Giovani, riuscire tramite questa esperienza ad arrivare a un pubblico ancora più grande e di produrre il mio primo album. Un altro sogno che ho nel cassetto è di produrre una serie tv per Prime Video o Netflix a tematica LGBTQ; spero di trovare qualcuno che creda nel progetto e mi aiuti a portarlo alla luce.

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