C’è posta per… vol.16

Tarararararara tun tun tun

Insomma ci abbiamo provato a replicare a parole l’inconfondibile “Love’s Theme” di Barry White, nonché la famosissima colonna sonora del programma che ha fatto della De Filippi l’eroina di tutti i sabato sera (passati a casa) della maggior parte degli italiani.

Noi di Postaindipendente non vogliamo avere la velleità di paragonarci al tv show dalla magica busta, eppure il nome della nostra rivista richiama l’idea di accogliere nella nostra (mail di) posta tutte le nuove proposte del mercato musicale emergente.

È stato impossibile così non dedicare, proprio ai protagonisti del nostro giornale, un format in cui, questa volta, a dover aprire la busta sono proprio gli artisti. Nasce dunque “C’è posta per…”: lo spazio in cui mensilmente accogliamo sui nostri divani virtuali le band o i singoli cantanti che hanno deciso di prendere in consegna una domanda dal pubblico.

La domanda del mese è: “In che modo le vostre esperienze personali e le sfide che avete affrontato si riflettono nella vostra musica? Ci sono momenti specifici della vostra vita che hanno ispirato particolarmente le vostre canzoni?”

ENEA

Onestamente non so dire con precisione se le esperienze che ho avuto vogliano entrare a far parte della mie canzoni ma so che, spesso e volentieri, ne fanno parte. Quello che voglio dire è che non per forza scrivo pensando di fare riferimento a una cosa che mi è capitata, ma è altrettanto vero che sono le più efficaci, forse perché le più vere.
In tante mie canzoni ci sono riferimenti a fatti reali e vicende quotidiane. Forse “quei ragazzi” è quella che ne racchiude di più, per adesso. Tra la monotonia di un lavoro in catena di montaggio, gli screzi adolescenziali con i genitori e gli amici di sempre, “Quei ragazzi” è quella sensazione di semplicità che mi fa sentire in un posto sicuro. Pensando anche alle altre canzoni “Fianchi, Astemio, Giorni d’inverno, Verso 51, Nodi , San Lorenzo” ognuna di queste ha al suo interno richiami a situazioni realmente accadute. Il cuore ha memoria e la memoria ha il passato e presto arriveranno nuove canzoni con nuovi vecchi aneddoti.

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In ogni modo e sempre. Penso che in tutte le nostre canzoni raccontiamo qualcosa di personale che nel bene o nel male, in piccolo o in grande ha cambiato le nostre vite. La maggior parte delle volte i nostri brani sono uno sfogo che riguarda il nostro passato.

Nelle nostre canzoni parliamo spesso delle nostre situazioni sentimentali. Non ci sono momenti particolari in realtà, scriviamo i nostri testi lasciando andare quello che abbiamo dentro. Capita a volte di raccontare di situazioni sentimentali di altre persone al di fuori del gruppo che ci stanno particolarmente a cuore.

HYNDACO

Ogni canzone nasce da un trauma. Qualunque esso sia, non lo raccontiamo mai nel dettaglio – sono più che altro immagini e sensazioni a farsi strada qua e là all’interno del brani.

BERNARDO SOMMANI

Tutte le mie canzoni si riferiscono ad esperienze vissute, tendo a parlare della mia vita, di quello che ho imparato e di ciò che mi ha emozionato, sia in positivo che in negativo a seconda del brano.
Tutte le canzoni del mio secondo album ‘sto bene quando sudo’ sono state scritte a Londra, quell’esperienza all’estero è stata senza dubbio tra le più influenti riguardo alla mia scrittura perché aveva rappresentato un grande cambiamento nel mio stile di vita.
La musica poi è un momento di condivisione e ci permette di incontrare tante persone, e tutte le persone ed i musicisti che ho incontrato mi hanno, ognuno nella sua maniera, influenzato ed ispirato nello scrivere la musica che ho scritto e continueranno a farlo in quella che scriverò.
Infine trovo fondamentale la musica stessa, negli anni ho ampliato i miei orizzonti musicali, ho scoperto e continuo a scoprire nuove musiche e culture musicali e cerco sempre di decodificare e comprendere i diversi linguaggi cercando, come tutti gli artisti, di rubare tutto ciò che possa rivelarsi utile ad esprimere le necessità del momento.
Nel mio nuovo album ci sono influenze da mondi molto distanti come la canzone napoletana, la bossa nova, il rock tuareg e l’elettronica contemporanea.
Credo che la musica serva ad unire le persone, io cerco di unire i linguaggi nel tentativo di trovare il cuore comune dell’essere umano e di dargli voce attraverso la mia musica.

KAMA

Ho una laurea in psicologia, una cosa che ti cambia e in qualche modo cambia tutto quello che accade nella tua vita. Anche scrivere canzoni.
Per esempio credo di avere sviluppato un’ indolenza al giudizio. La cosa che viene più facile alle persone: usare il proprio paradigma per giudicare il comportamento delle degli altri, categorizzare, semplificare. Incasellare il bene e il male, l’odio e l’amore, il giusto e lo sbagliato.

Per questo non amo scrivere di me. Mi intriga molto di più scrivere di quello che vedo coi miei occhi ovvero raccontare il mondo filtrato dalle mie conoscenze, dalle mie esperienze.
Credo che un artista abbia molto più potere comunicativo se parla di quello che ciascun ascoltatore incontra vivendo e magari lo fa ironizzando su alcuni comportamenti “automatici” oppure su contraddizioni con le quali inspiegabilmente si convive serenamente.

E’ uno strumento di emancipazione culturale fortissimo, basti pensare alla comicità pungente di Dave Chappelle o di Ricky Gervais. 
Anche crescere due figli ha certamente ha influenzato il mio modo di scrivere canzoni. Vedere la specie umana crescere, evolversi, studiarne l’evoluzione da vicino e quotidianamente è un’occasione unica per comprendere se stessi e le cose che accadono attorno a noi. C’è stato un momento in cui ho avuto paura di passare dall’altra parte della barricata, hai presente il padre che apre la porta della camera gridando “abbassa quello stereo, quella non è musica, è fastidio”. E’ finita che mi sono innamorato di musica che non avrei mai ascoltato e di per certo questo ha cambiato il mio modo di scrivere.

Andrea Amati

Momenti specifici che hanno ispirato una canzone probabilmente non ne ho, credo che le canzoni siano come dei collage che prendono momenti vissuti, immagini, sensazioni immagazzinate e vadano a costruire una storia nuova. Alla base della scelta di scrivere canzoni per quel che mi riguarda c’è sempre una buona dose di disagio e una certa timidezza che mi ha portato nel tempo a cercare una mia cifra per esprimermi e mostrare alcuni lati di me che no riesco a far emergere completamente in altri contesti o comunque non con tutte le persone. E una certa dose di disagio nella vita è da sempre un grande propulsore di emotività nella musica

Humble

La nostra musica è nata proprio dall’esigenza di superare la sfida a cui ogni persona che imbraccia uno strumento deve affrontare: il sentirsi dire da altri cosa fare musicalmente. GETAWAY nasce come fuga volontaria dai paletti imposti da tutto, se stessi, gli altri o il mercato. Possiamo parlare solo di ciò che abbiamo vissuto e passato, quindi i testi parlano solo di esperienze ed emozioni passate. Soffermandosi su un paio di brani, il cui testo ha significato importante: LONDON parla della sensazione di continua insoddisfazione, quasi totalmente ingiustificata. Mentre NAPOLI parla della sensazione di appartenenza ad un posto in cui si è comunque sempre stati visti come uno straniero.

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