Posta Ind(i)esiderata – Le lettere degli Alan e di Arsen Palestini

Arriva il nuovo format “Posta Ind(i)esiderata:la raccolta epistolare del panorama emergente italiano”. Ogni settimana, un artista o una band avrà a disposizione uno spazio sul nostro sito per parlare della sua musica ad un destinatario scelto autonomamente

Questa settimana, l’appuntamento con Posta Ind(i)esiderata si fa doppio con la partecipazione degli Alan, con la loro lettera indirizzata a Franco Battiato, e Arsen Palestini che scrive all’Hobbit Frodo.

Gli Alan

Gli Alan sono: Alex Malaguti, voce, e Andrea Chirico, arrangiatore e chitarrista polistrumentista, entrambi attivi nell’underground italiano da più di vent’anni. Il loro progetto nasce durante il primo lockdown con cicli di sessioni creative online, mosso dall’esigenza di mettere in musica temi di attualità, dalla politica al senso civico, dai sentimenti ai rapporti umani, con un invito alla riflessione e all’introspezione.  A maggio 2021 esce il loro primo singolo “Tempi bui, piazzandosi alla posizione numero 30 della classifica degli indipendenti come singolo autoprodotto, seguito da “Storia perfetta” uscito a gennaio 2023. “Nero” è il loro primo EP, anticipato dall’uscita dell’omonimo singolo ad inizio aprile.

Canti di ribellione, di denuncia e di lucida consapevolezza: è il cantautorato maturo del duo post alternative anni ’90. È la presa di coscienza dell’essere giovani adulti oggi e voler scrivere e cantare temi intimi e universali che riguardano il quotidiano di tutti, il leitmotiv che tiene insieme i quattro brani di  “Nero”. La scelta di scrivere in italiano è la risposta chiara, diretta, inequivocabile, alla necessità urgente di tornare ad una certa forma di cantautorato, in disuso negli ultimi anni in Italia. Quel cantautorato che canta situazioni pratiche e emotive, che tratta temi esistenzialisti, che non ha paura di gridare tutto quello che non va, per poi provare – allo stesso tempo – ad indicare la strada per cambiare le cose.

Arrangiamenti rock che guardano ad un passato glorioso, sound di chiara ispirazione anni ’90, ritmo incalzante: per gli Alan fare musica significa schierarsi, non avere paura di dire quello che si pensa, provare a sovvertire il sistema.

La lettera a Battiato

Caro Franco,

mi permetto di darti del tu perché se prima eri un musicista da cui trarre grande ispirazione, oggi mi piace pensare tu sia diventato un angelo custode laico, protettore di tutti coloro che fanno musica per dire qualcosa. 
Amiamo definirci electro rock perché ci piacciono il groove, le chitarre ed i sintetizzatori ma non abbiamo nulla contro nessun genere musicale, basta che dica qualcosa di sensato ed illuminante.. 

Vorrei raccontarti un po’ di come la tua influenza ha portato me (Andrea) ed Alex a voler scrivere di cose personali per raccontarci al mondo. Pochi giorni fa, il 14 aprile, è uscito il nostro primo EP ed il 17 abbiamo girato il video del nostro singolo apripista “Nero”.
È un modo per dire al mondo che esistiamo e che vogliamo raccontare i nostri pensieri da uomini maturi e disillusi, senza però condizionare chi ci ascolta in un giudizio troppo negativo della realtà che ci circonda. Siamo figli del Pop e del Rock anni ’80 e ’90, cerchiamo sempre di farlo senza prenderci troppo sul serio.

Tu diresti che viviamo “Strani Giorni” ed io non potrei che essere più d’accordo. Abbiamo cercato di raccontare in quattro canzoni alcuni risvolti dei più nobili sentimenti o del nostro modo di vivere. “Tempi Bui” parla di questo, di quanto l’oscurantismo guidato consumo, ci abbia portato a vivere come automi orwelliani in preda a scadenze, psicosi e doveri, senza curarci più del nostro benessere dei nostri affetti o della sfera spirituale.

“Nero”, la title track è una presa di coscienza di quelli che sono i lati più oscuri di noi stessi e di come possiamo accettarli senza fuggire via dai nostri limiti. A volte, abbracciare anche le parti più nascoste o velate di noi può essere terapeutico. Non bisogna averne paura, siamo esseri parzialmente completi e perfettibili. Bisogna far uscire quello che è sommerso nel profondo affiché la luce allo zenith ci possa irradiare con la massima potenza.

“L’amore non fa soffrire” è parzialmente antitetica a ciò che tu solevi chiamare “La Cura” poiché dietro la nobiltà dell’amore universale, ci sono risvolti ben peggiori popolati dalla banalità, dal livore e dalla rabbia e che in molte relazioni esplodono dopo anni nei quali tutto è andato più o meno bene. Se si ha bisogno di una cura, vuol dire che è presente un malanno o un disagio ed alle volte, questo non può essere sconfitto. Come ogni cosa, l’amore è duale e accettando la grande sofferenza che esso porta, comprendiamo il vero valore della quiete e della grazia

Vorrei porti una domanda di ordine generale alla quale spero di ricevere una franca e leale risposta: Secondo te in epoca odierna, anche nelle diatribe sentimentali, cosi come quelle generali della vita, le persone sono realmente interessate a risolvere i problemi? È un tema che abbiamo trattato in “Non impariamo mai”, una canzone che parla di come molto spesso le diatribe nascano per avere la ragione assoluta e non per cercare quella sintesi necessaria che un po’ rappresenta la ricerca della verità.

Siamo forse più interessati ad avere ragione e a chiuderci nelle nostre convinzioni? Vogliamo davvero risolvere i problemi passando dallo smussare le asperità che ci portano ad avere sempre il coltello tra i denti? Non ci siamo stancati di fare sempre la guerra agli altri per spuntarla su questioni risibili?

Sul mondo in genere avremmo tante cose da dire. Abbiamo cercato di esprimerle in trenta canzoni scritte in due anni che speriamo possano vedere la luce discografica per dare un quadro più completo degli Alan e a chi vorrà ascoltare le nostre canzoni.

Le grandi sfide da affrontare sembrano giganti imbattibili ma sappiamo tutti com’è andata a finire tra Davide e Golia o tra Ulisse e Polifemo. Al mondo servono filosofia, ingegno, ragione e volontà e spero che tu, nel tuo essere entrato nell’infinito segreto dell’eterno. possa guidare i musicisti di tutte le generazioni a parlare di cose dal valore universale perché la tua eredità è (e sempre sarà) un bagaglio inestimabile di Saggezza, Forza e Bellezza

Con Affetto, Stima e Riverenza

Gli Alan

Arsen Palestini

Beats e suoni come uno dei migliori sound boy (tipo DJ Shadow o James Lavelle). È  tutto qui il lavoro di Arsen Palestini. IL campo d’azione è quello underground, di uno che mangia pane e abstract hip hop di San Francisco e forse le cose più avant garde della Ninja Tune. Attivo dagli anni ’90, sempre fedele alla propria linea di hip hop lo fi, snocciola beats sporchi, a tratti robotici, a volte a bassissima fedeltà e con una pasta analogica da urlo. Le rime sono sia in inglese che italiano. Nelle rime in italiano coglie lo zeitgeist di questi tempi malandati, come ben descrive in “Mondo malato” e “In questa malaria”. Prende poi una dura posizione contro le guerre, con chiaro riferimento a quella in Ucraina.

Una vera e propria dichiarazione di appartenenza a un modo e a una cultura underground fatta di videogames, tastierine giocattolo, e ore e ore passate in cameretta a pensare suoni “altri”.

La lettera a Frodo

Caro Hobbit Frodo,

devo dire che ti ho sempre ammirato, forse per quell’affascinante ambientazione fantasy un po’ nordeuropea, anche se a tutti quegli alberi enormi preferisco i tranquilli ulivi mediterranei. Ho fatto cinquant’anni e pure tu ne avevi cinquanta quando ti sei impelagato a cercare l’Anello con tutta la tua compagnia bizzarra, che è un po’ tipo la mia, tipo gli amici che lavorano con me sulle canzoni e sui miei dischi. Tutti geniali e simpatici ma un po’ arrangiati, scalcinati, strampalati, una specie di Gruppo TNT, che però è una roba un po’ successiva a Tolkien quindi forse non li conosci. 

Cosa mi piace di te? Il coraggio ovviamente, quello che oggi non ha più nessuno! La spina dorsale, quella grande dote di percepire l’ingiustizia e di combatterla, di non abbassare lo sguardo, di non conformarsi alla mentalità dominante. Quella mentalità radical chic tutta social, tutta immagine, tutta fuffa, tutta inutilità, mentre i veri padroni del mondo ci censurano, ci irretiscono, ci spengono il cervello. Ci fanno credere che le bombe e la guerra sono terribili e disumane se le fanno i nostri nemici ma sono giuste e necessarie se le facciamo noi. Ci fanno credere che il consumismo è l’unica via possibile, che la tecnologia – che tra un po’ ci toglierà tutti i posti di lavoro – è inevitabile, che presto ci sarà un’altra pandemia per il nostro bene, e tante altre cose false, insensate e disumane. 

Ecco, davanti a tutto questo, come diceva qualcuno ormai dimenticato, “ribellarsi è giusto”.
Un abbraccio Frodo, vatti a sentire il mio disco, pure se dove stai tu Internet non c’è, ho fatto pure il CD apposta! 

Arsen

a cura degli
Alan e di
Arsen Palestini

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