Biffy Clyro – Carroponte – 14 settembre 2022

Ieri sera la notte grigia del Carroponte di Milano si è tinta di colore grazie alla presenza di una delle band scozzesi rock alternative più amate dai fan: i Biffy Clyro.

Nonostante i vari rinvii del concerto dovuti alla pandemia e al meteo incerto in una giornata infrasettimanale, il forte calore dei fans non è di certo mancato ad accogliere la band, che non appena aperti i cancelli si sono lanciati sottopalco per avere una buona visuale dei loro beniamini. Da inizio estate ormai, la location del Carroponte ci ha regalato un panel di artisti provenienti da tutto il mondo a passarsi il testimone, favorendo un bel flusso di fan e regalando serate davvero magiche.

Come vi anticipavo, la notte grigia di ieri si è da subito tinta di colore, partendo dal rosso fuego della struttura del Carroponte, passando al verde delle luci del palco e degli stand, per aggiungere una punta di blu data dall’outfit molto elegant-casual di James Johnson (basso e voce dei Clyro) e dalla sua chioma biondeggiante. Tre colori che per chi ha visitato la Scozia sa che ne rappresentano la vera essenza, dal blu della bandiera, al verde dei prati e natura sino al rosso tipico dei kilt e altri vestiari della tradizione. Il profumo di Scozia era quindi già nell’aria.

Il gruppo spalla: De Staat

Ad aprire la serata scaldando l’atmosfera ci hanno invece pensato i “De Staat”, band olandese alternative rock ed elettronica che ha avuto il suo maggior trampolino di lancio con l’apertura del tour dei Muse nel 2016, e ora prosegue accompagnando tutto l’European tour di settembre 2022 dei Biffy Clyro.

Quando c’è l’elettronica i balli e la freneticità non mancano mai, e nonostante si siano esibiti solo mezz’ora il loro effetto musicologico ha raggiunto i/le presenti alla perfezione. Speriamo di rivederli presto in un loro concerto o festival che sia con una esibizione più corposa, perché la loro energia è davvero travolgente.

È ora dei Biffy!

Con una intro musicale per permettere l’ingresso d’onore prima a Ben Johnson alla batteria seguito poi dal gemello James al basso insieme alle due elettrizzanti violiniste agli stipiti del palco, i Biffy Clyro hanno chiamato all’attenti tutti/e i/le presenti in attesa del frontman più ben conservato della storia.

Stiamo parlado di Simon Neil, alla voce e chitarra, che si presenta piacevolmente in déshabillé con pantaloncini bianchi sportivi senza tante pretese, a differenza del compare James al basso, il quale stile a tratti ricordava Mirko dei “Beehive” di Kiss Me Licia (senza il ciuffo rosso però ndr!).

foto a cura di Biffy Clyro FB official

Ma veniamo al concerto! L’esibizione si apre con “Dum Dum”, brano con un ritmo in crescendo ripreso dall’ultimo album “The Myth of the Happily Ever After” pubblicato lo scorso 2021. Ma la vera bombetta arriva, dal medesimo album, con il brano “A Hunger in Your Hunt”, oggi presente su tutte le radio di musica rock, con un ritornello che regala un temporale di suoni e strumenti davvero travolgente, che porta i fans in massa ad avvicinarsi al palco ballando e alzando le mani al cielo!

Della serie “gli ultimi saranno i primi, e i primi saranno gli ultimi”, la strategia dei concerti della band scozzese vede spesso la creazione della setlist con un buon mix fra brani più recenti, brani più acustici e sentimentali per finire infine con i brani hit della band, come in qualsiasi concerto che si rispetti. Beh, devo ammettere che questo loro intento crea un enorme energia e coinvolgimento non indifferente, bravi!

Si aprono crateri vulcanici di pogo
foto a cura di Biffy Clyro FB official

Con l’intonare di “Pink Limit” la situazione cambia. Da quel momento in poi, per quasi l’intera durata del concerto si sono aperti sporadicamente crateri di umani in cerchio ad originare poghi energici di gruppo, e aggiungerei molto gioiosi! Prosegue quindi la serata dei Clyro regalandoci un tuffo nel 2013 con l’immancabile “Black Chandelier” dell’album “Opposites”, che ha risvegliato anche i pochi fans rimasti ancora intonsi dal sudore sulla pelle che caratterizzava invece quelli delle prime file. L’energia della serata (e il calooor ndr) era davvero arrivato a tutti/e noi già dai primi brani!

A metà del concerto, con già tutti/e ballanti e danzanti, la band ci teletrasporta nel decennio passato, con uno degli album più di successo dei boys scozzesi “Only Revolutions”. Con questo regalo i Clyro hanno esibito per noi i brani “The Golden Rule” e “Mountain”, passando poi con uno dei brani più coinvolgenti della band: “Bubbles”. E qui, i cori e salti dei fans erano così intesi da fare invidia a Tigrotto di Winnie de Pooh! Peccato per la mancata “God & Satan” che mi avrebbe riportata agli anni d’oro dei primi ipod e cd masterizzati nell’ascoltarla… ma forse qualcos’altro ci aspettava a fine del concerto!

Vulcani disattivi…

Per restare nel tema attuale del “risparmio energetico”, anche Simon e la sua band a modo loro hanno deciso di mettersi in “saving energy mode” inserendo qualche brano più “lento” in acustico per darsi fiato e darlo anche ai presenti.

Sto parlando dei brani come “Machines” del lontano album “Puzzle” del 2007, per poi fare un passaggio intermedio al 2016 con l’album “Ellipsis” (che per chi non ricordasse la copertina, era tutto bianco con i 3 membri raggomitolati a uovo, come a ricordare una sorta di nascita embrionale … ndr) e con i brani più rock alternative e carico di colpi di basso di James, come in “Wolf of Winter” (risvegliando qualche ricordo della serie The Witcher per chi l’avesse vista ndr). Brani lenti sì, ma con ritmi veloci!

Ma il momento “dei limoni e abbracci” viene confezionato di certo con i due brani più emotivi della band. La prima doccia (calda, dato il sudore sulle nostre fronti ehehe ndr) ci arriva con un throwback nel 2020 con “Space”, per terminare il momento calma, con il pezzo strappalacrime di “Re- Arrange” del 2016 che porta tutta la folla ad abbracciarsi sotto un coro intonante il “tututururututu tuuuuu”. Scene sdolcinate da Dawson’s Creek e The O.C. dove siete? La situazione era davvero surreale.

Ma chi c’era ieri?

Il pubblico di mercoledì scorso era molto vario, composto non solo da tanti ragazzi e ragazze di diverse età e stili, ma anche persone con qualche capello bianco o bambini in braccio ai papà che indossavano maglie dei precedenti tour, simboleggiando il tempo e fedeltà alla band.

foto di Biffy Clyro FB official

Chi più attivo si buttava energicamente nei crateri del pogo sotto al palco, e chi invece più riflessivo-passivo, restava ai lati del palco e in fondo alla folla intonando i cori sui brani più famosi. Un pubblico di diverse energie ed età, ma che si presentava unito nelle varie fasi del concerto.

L’essenza dei Biffy Clyro

Con due ore di concerto il gran bel Bronzo di Riace di Simon, insieme ai gemelli Johnson e alle due sapienti violiniste, hanno definitivamente bucato la scena regalandoci una bella serata col profumo di estate.

I Biffy Clyro ci hanno piacevolmente dato in pasto brani della loro storia, saziando i presenti con grande varietà di album esibiti. Ma la vera ciliegina sull torta per chiudere con gloria la serata è stata rappresentata dai brani come “Biblical” dell’album “Opposites” e con il last pièceMany Of Horrors” dell’album “Only Revolutions” .

Che finale!!  Non poteva esserci miglior chiusura di questo pasto dei Biffy Clyro.

Attendiamo con piacere il loro ritorno in Italia!

Ecco la super setlist della serata:

  1. DumDum
  2. A Hunger in Your Haunt
  3. Tiny Indoor Fireworks
  4. The Pink Limit
  5. Black Chandelier
  6. That Golden Rule
  7. Instant History
  8. Mountains
  9. Machines,(Acoustic)
  10. Unknown Male 01
  11. End Of
  12. Wolves of Winter
  13. Space
  14. Slurpy Slurpy Sleep Sleep
  15. Re-Arrange (Stripped down version)
  16. Biblical
  17. Living Is a Problem Because Everything Dies
  18. Bubbles
  19. The Captain

Encore:

20. Different People
21. Cop Syrup
22. Many of Horror

a cura di
Francesca Bandieri

foto a cura di
Biffy Clyro FB official

Seguici anche su Instagram!

LEGGI ANCHE: Ruggero Ricci, tra i più brillanti autori dell’indie-pop italiano, torna con “2000”, la sua emozionante dedica ai primi anni del nuovo millennio
LEGGI ANCHE: “A Journey”, il nuovo EP di Richard Green

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.