Dall’indie rock con “Furore”, l’intervista ai Giant Gummy Bears

“Furore” è il primo singolo registrato dalla rock band Giant Gummy Bears incentrato non solo sul tema dell’auto-isolamento nel dolore, ma anche sul silenzio che ne consegue dovuto alla difficoltà nel descriverlo agli altri

Con i Giant Gummy Bears crolla lo stereotipo del giovane artista emergente del 2022 che, seduto dietro lo schermo del suo Mac, tra una paglia e l’altra, sceglie i campioni per il suo nuovo prodotto digitale privo di contenuti. La band perugina, composta da Francesco Staccini, Federico Giovagnoli, Marco Werson e Massimo Aglietti Marcucci, predilige dalla sua formazione la dimensione live, le loro chitarre non temono il sudore e i temi trattati nei loro brani sono attente osservazioni sul mondo che li circonda.

Furore“, il nuovo singolo dei Giant Gummy Bears, rimanda al rock alternativo più viscerale: la voce graffiante, accompagnata da un corposo tessuto sonoro, racconta una particolare situazione di sofferenza molto diffusa soprattutto negli ultimi tempi. Gli orsi hanno altre uscite in programma, nel frattempo abbiamo scambiato quattro chiacchiere sul loro esordio:

Ciao Giant Gummy Bears, benvenuti su Posta Indipendente! Come mai avete scelto proprio “Furore” per dare il via alla vostra carriera artistica?

Francesco: Ciao a tutti, non abbiamo adottato un particolare criterio nella scelta dell’ordine dei singoli, siamo entrati in studio e abbiamo cominciato a registrare il pezzo che aveva la struttura più chiara e ben consolidata. Sicuramente Furore però è il pezzo che rappresenta una testimonianza concreta di una situazione che mi ha particolarmente ispirato.   

https://open.spotify.com/track/6q3QpJO8HmJrWuF0zaBr62?si=8782e1c86f5d4b64
Il brano è caratterizzato da un dialogo tra due amici, quanta importanza attribuite ad esso? La discussione tra i due personaggi è funzionale alla comprensione del trauma o è un mero espediente espressivo?

Francesco: È sicuramente più un espediente espressivo che un elemento indispensabile alla comprensione, è un tentativo di evidenziare il più possibile la distanza che di fatto è presente fra l’interiorità di ciascuno di noi, per quanto si possa cercare di assottigliarla non potrà mai annullarsi al cento per cento. Come accennato prima si tratta della condensazione in forma canzone di una situazione personale realmente accaduta.

Il testo di “Furore” è in qualche modo legato al significato del vostro nome? Vedete il fatto di essere tanti orsetti di colori diversi come qualcosa di positivo che ci rende unici o come qualcosa che ci spinge alla solitudine e all’incomprensione?

Francesco: Questa è davvero una bella interpretazione, di fatto però il testo di Furore non è direttamente collegato al nostro nome, esiste un altro nostro pezzo che funge un po’ da “trattato ideologico”, nel quale viene proprio analizzata la metafora dell’orsetto gommoso e che verrà pubblicato prossimamente.

Siete nati a Perugia, qual è il vostro rapporto con la vostra città? Una band emergente riesce a trovare gli spazi adeguati per esprimersi rispetto ad altre zone d’Italia?

Marco: Da perugino DOC posso dire che Perugia non ha niente da invidiare a città più grandi, sebbene più ristretta offre comunque molte soluzioni che permettono agli artisti di esprimersi attraverso festival e manifestazioni culturali.

Federico: Io che sono l’unico non perugino, seppur umbro, ho progressivamente conosciuto e imparato ad apprezzare la bellissima e rigogliosa “scena” musicale locale. Ciò ha permesso a tutti noi di esprimersi e di coltivare quotidianamente, grazie ad altri ragazze e ragazzi che condividono la nostra stessa passione, il sogno di comporre la propria musica e di avere la possibilità e di farla ascoltare.

Francesco: Concludendo il discorso le occasioni ci sono, bisogna però saperle cogliere con passione ed intraprendenza, ovviamente è necessaria anche una grandissima dedizione nel proprio lavoro e spirito di adattamento verso i diversi contesti che costituiscono la scena musicale.

Ultimamente in ambito musicale ci si interroga spesso sulle sorti del rock alternativo italiano, date le vostre influenze, quali sono le vostre idee al riguardo?

Federico: Onestamente io non penso che il rock e tutti i suoi sottogeneri siano ad oggi il primo punto di riferimento in ambito musicale (purtroppo). La musica mainstream, tranne pochissime eccezioni, è oramai confinata al mondo della trap e dell’indie, rendendo le sparute influenze rock estremamente annacquate.

Francesco: Personalmente mi trovo d’accordo con la visione generale di Federico; tuttavia, bisogna anche analizzare tutto quello che è il mondo underground della musica italiana dove fortunatamente, ciclicamente, nascono progetti molto interessanti che portano ancora avanti il “rock” e lo arricchiscono di nuovi elementi frutto di sperimentazioni varie.

Negli ultimi anni avete calcato molti palchi, registrerete e pubblicherete anche i pezzi che “portate in giro” o sono appannaggio esclusivamente di chi assiste ai vostri concerti?

Massimo: Ti ringraziamo per il “molti palchi” (ride, NdR), stiamo lavorando alla registrazione e alla pubblicazione degli altri pezzi che dovrebbe avvenire ad anno nuovo.

Sappiamo che avete delle nuove uscite in programma, dobbiamo aspettarci un sound in linea con “Furore” o ci saranno delle novità dal punto di vista sonoro?

Francesco: Di base la sfera globale sarà la stessa, basata quindi sull’alternative rock, ovviamente però ogni pezzo è costituito da una propria anima corrisponde ad una sfaccettatura sonora e tematica caratteristica. Inoltre, il cambio di formazione avvenuto negli ultimi mesi sicuramente contribuirà ulteriormente a rendere ciò che verrà dopo “Furore” diverso.

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a cura di
Lucia Tamburello

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