Cocco e leggerezza estiva – intervista a Santo

Il 21 giugno è uscito su tutte le piattaforme digitali “Cocco”, il nuovo singolo di Santo, per l’etichetta Ghost Records. Una canzone leggera e semplice ma al contempo ricercata, da un gusto tutto fresco ed estivo, come il cocco.

Dopo l’uscita di “Parlerebbe di te”, ballad intima e personale dove Santo ci descrive una sensazione di solitudine e disorientamento, l’artista pubblica “Cocco”, brano con il quale ci accompagna a varcare la soglia tra primavera ed estate proprio il giorno del solstizio; la canzone, grazie al suo ritmo in levare e alle sue sonorità estive, ci porta a materializzarci nel bel mezzo di un’isola hawaiana – o meglio Sarda, come canta il ritornello – sollevandoci da tutti i problemi e invitandoci a vivere la vita così come arriva, seguendola attimo per attimo.

Dopo aver descritto nella strofa il suo rapporto con i problemi di ogni giorno, Santo immagina nel ritornello un modo leggero di allontanarli, rendendoli un lontano ricordo, tramite l’immagine del venditore di cocco.

“Problemi che sarebbe meglio non ci fossero, forse so che meno ci penso più so che mi sento tossico, non so cosa voglio. Io voglio vendere il cocco sulla spiaggia, coi piedi nella sabbia, su di un’isola sarda. Io voglio vendere il cocco sulla spiaggia, riempiendomi la pancia, dopo qualche sostanza”

Santo

Si rivela riuscito il suo intento: rimane in testa un ritmato e allegro ritornello che fa da sottofondo ai pensieri delle giornate. Attraverso i suoi brani, infatti, Santo riesce a comunicarci ciò che sente tramite l’uso di una musica che cade a puntino sulle parole che usa per esprimersi, costruendo di sé e della sua musica un’immagine tutt’altro che banale.

Santo – biografia

Francesco Santo, nato a Pavia nell’aprile del 2000 e cresciuto a Varese, si approccia allo studio del pianoforte nel 2012, avvicinandosi a sonorità jazz e blues ed esibendosi in piccoli eventi unicamente come musicista. Dal 2016 continua da solo il proprio percorso musicale, iniziando a scrivere per accompagnare le composizioni al pianoforte. Nello stesso periodo impara a suonare la chitarra e il basso, mentre nel 2018 si approccia alla produzione musicale.

Nel 2019 si trasferisce a Bologna per frequentare la facoltà di Fisica all’Università e nel 2020 pubblica i suoi primi singoli: “Rouen”, “Asfalto” e “VA”.
Nel maggio del 2021 a seguito di una collaborazione con WaxLife esce “Para”, quarto singolo dell’artista.
Il 28 gennaio 2022 esce “Fumo la vita”, brano accompagnato dal videoclip, uscito in anteprima su SkyTg24 e in rotazione radiofonica su Radio 2 indie.

Dopo l’uscita di Cocco, il 21 giugno 2021, abbiamo deciso di intervistarlo. Ecco cosa ci ha raccontato.

Videoclip di “Fumo la vita”
Ciao Santo, benvenuto su Posta Indipendente! Parliamo del tuo nuovo singolo, “Cocco”. È un brano che vuole allontanarci momentaneamente dai problemi per portarci in un mondo quasi idilliaco dove possiamo smettere di pensare, almeno per un po’. Da cosa e quando nasce l’idea di questo brano?

Il brano è nato qualche anno fa al pianoforte, e l’ho accantonato per qualche tempo per rispolverarlo all’inizio del 2022 quando, con l’avvenire dell’estate, ho deciso che avrei pubblicato una canzone un po’ più leggera rispetto al resto della discografia. Il pezzo è semplice, non ha tante pretese. L’unico scopo della canzone è quello di portare l’ascoltatore a rilassarsi e godersi la musica, senza pensare troppo.

Le sonorità di “Cocco” esprimono leggerezza e si avvicinano al jazz e al reggae, ma in generale i tuoi brani hanno sonorità molto diverse tra loro: si nota una propensione a sperimentare vari generi e stili. Questo è un riflesso della musica che ascolti e della tua formazione? Quanta influenza hanno gli artisti che segui nelle idee per le tue nuove canzoni?

A partire dai dodici anni ho studiato pianoforte in una scuola di musica moderna, dove ho imparato le basi del blues e del jazz. Questo periodo della mia vita ha influenzato sicuramente chi sono diventato e la mia musica, permettendomi di capire che la musica non è solo una semplice successione di accordi, ma una tela complicata dove tutto è possibile, se fatto bene.

In generale credo che ogni genere trasmetta meglio alcune sensazioni invece di altre. Quando parlo di cose diverse, mi sembra quasi necessario usare lo stile che meglio mi permette di esprimermi per raccontare una certa emozione. La varietà stilistica dei miei pezzi è quindi una naturale tendenza alla necessità di esprimermi con chiarezza.

Ad oggi seguo molti nuovi artisti emergenti e ascolto un po’ di tutto, ma non sento che l’ascolto di altre persone influenzi quello che faccio.

Come funziona solitamente il tuo processo artistico di scrittura e composizione di un brano?

Tutti i miei pezzi, o quasi, vengono composti solo con l’ausilio di un pianoforte. Una volta che ho deciso l’armonia e la struttura, cerco una melodia vocale semplice che trasmetta le sensazioni ricercate, per poi dare voce a tale melodia tramite le parole. Alla fine di questo processo possiedo una demo composta da voce e piano, da cui parto per la produzione vera e propria, dove sperimento e do vita alle mie idee.

Negli ultimi mesi, ho collaborato con Enimrak (Carmine Corsini), un produttore siculo molto molto bravo, che mi aiuta nella fase di produzione: lui riceve la demo piano e voce, e su questa costruisce il brano secondo le sue preferenze. Preferisco lasciare che si esprima al 100% sui pezzi, perché credo che anche lui sia un’artista tanto quanto me, ed è necessario che sia libero di esprimersi.

I tuoi testi sono introspettivi ed esprimono una forma di disagio esistenziale dovuta alla difficoltà di conciliare mondo interno ed esterno, reale e percepito, giusto? Qual è il ruolo che assume la musica in tutto ciò, per te?

La musica per me ha un ruolo puramente descrittivo, mi aiuta a chiarire quello che provo, quello che sento, e mi permette di guardare le mie sensazioni dall’esterno, per comprenderle e farle mie. Non ho la pretesa che i miei pezzi debbano risolvere i miei problemi né tanto meno quelli degli altri: parlarne, discuterli e capirli, mi libera da un bel peso e mi dà la forza per poter affrontare la mia vita in maniera più positiva.

Cosa ti ha portato ad avvicinarti a questa forma artistica? Come mai hai deciso di iniziare a scrivere canzoni e poi a pubblicarle sulle varie piattaforme? Come ti fa sentire rendere pubblica una tua creazione dove magari inserisci anche alcune parti di te?

Mi sono avvicinato alla musica intorno ai dodici anni, prendendo lezioni di pianoforte e teoria musicale. E’ stato un processo molto naturale, non ho mai dovuto forzare nulla, tanto è vero che al liceo, per qualche anno, mi sono allontanato dalla musica perché in quel momento avevo pochi soldi e tempo per permettermi di studiarla.

All’università, per naturale tendenza, la musica è tornata nella mia vita e ho cominciato a riconoscerne il valore. Le persone hanno cominciato a capirmi, ad ascoltarmi e a ragionare su quello che dicevo, ed è nato quindi un dialogo importante tra me e i miei ascoltatori (in gran parte miei amici, all’inizio) che mi ha dato il coraggio di continuare a scrivere e pubblicare.

Credo che spogliarmi delle mie paure ed espormi in favore di un dialogo costruttivo e di crescita, sia stata ad oggi la scelta più positiva che abbia mai fatto, perché mi ha fatto diventare la persona che sono, e mi piaccio.

Pensi ci sia, tra i tuoi brani, uno che ti rappresenta di più o che ha un significato speciale per te?

Fumo la vita, il mio singolo uscito il 18 gennaio, è sicuramente il brano a cui sono più affezionato, per argomenti e tempo che ci ho dedicato. Nel pezzo ho analizzato come spettatore la vita nella sua essenza, senza la pretesa di capirla: come negli altri pezzi, descrivo solo le sensazioni che un certo argomento mi trasmette, senza avere la pretesa di plasmare il pensiero di nessuno.

Cosa vorresti fare sapere di te a chi ascolta la tua musica?

Che vorrei sapere di più su chi ascolta la mia musica!
Vi voglio bene, un abbraccio!

a cura di
Gaia Barbiero

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