Deftones – Sequoie Music Park Bologna – 21 giugno 2022

Nell’unica data italiana del tour, dopo due anni di rinvii per covid, tornano i Deftones in apertura al Sequoie Music Park di Bologna.

In una giornata caratterizzata dal caldo e da un’umidità che si poteva tagliare con un grissino, tornano i Deftones ad inaugurare il festival bolognese Sequoie Music Park. La band di Sacramento dopo due anni di rinvii per Covid e la pubblicazione di “Ohms” del 2020, riesce finalmente a tornare in Italia con destinazione virata da Torino a Bologna.

Il festival ha una struttura molto interessante: è sviluppato all’interno del parco delle Caserme Rosse che viene suddiviso tra tre diverse manifestazioni, Sequoie Music Park, Oltre Festival e Bonsai Garden, con palchi e situazioni diverse e un’area dedicata a street food, dj set e mercatini chiamata Mercato degli ulivi.

La situazione all’interno del Sequoie Music Park è risultata ben strutturata, con servizi a portata di mano e la giusta dimensione del palco che ha permesso a tutto il pubblico di godersi il concerto a distanza ravvicinata, cosa non da poco viste le folle chilometriche dei festival odierni.

Planimetria Sequoia Music park
Planimetria del Parco – Fonte : FB Sequoie Park
In apertura

Dopo un simpatico temporale estivo che ha contribuito a peggiorare la situazione umidità, ha fatto capolino tra la nebbia Grandson alla prima apparizione in Italia. L’artista canadese, portando un genere che varia tra elettronica rock e hip hop, non perde tempo ad animare l’arena iniziando da subito ad aizzare il pubblico saltellando da una parte all’altra come una scheggia impazzita.

Finalmente, al calar del sole la nebbia si trasforma in fumo e salgono sul palco i Deftones pronti a farci dannare neanche fossimo in un festival rock anni ’90. La band, nonostante le sostituzioni in line up per l’uscita del bassista Sergio Vega e la rinuncia al tour di Steph Carpenter, ci tiene a dimostrare che non si è scordata come si fa.

Deftons live at Sequoia Park
Deftones al Sequoie Park 2022 – Fonte: FB Sequoie Park
L’esibizione

Il concerto inizia con “Genesis”, subito carica e le vibrazioni salgono gradualmente fino a deflagrare definitivamente con la stupenda “Rocket Skates” e subito dopo con la classica “Be quiet and drive”. I fumi colorati salgono dal palco prima rossi e poi verdi, mentre i vocalizzi di Chino si stagliano dal palco un pezzo dopo l’altro, altisonanti con le distorsioni arrembanti delle chitarre in un equilibrio quasi perfetto.

Dopo l’esibizione esuberante di Grandson, anche i Deftones non si fanno guardare dietro e Chino Moreno si muove come un dissennato lungo tutto il palco tra un riff di chitarra e un urlo a squarciagola. A chitarra sguainata, ci riporta dei grandi successi come “Bloody Cape”, “Lotion”, “Headup” e “Around the fur”, mentre si scatena una ola pazzesca per il ritorno di “Change” che fa letteralmente vibrare l’arena.

Deftones Locandina Sequoie Music park
Una locandina dell’evento – Fonte : FB Sequoie Park
La scaletta
1. Genesis
2. Rocket Skates
3. Be Quiet and Drive
4. My Own Summer

5. Tempest
6. Swerve City
7. Digital Bath
8. Around the Fur

9. You’ve Seen the Butcher
10. Sextape
11. Diamond Eyes
12. Rosemary
13. Bloody Cape
14. Change
15. Ohms
16. Head-up
17. Lotion
18. 7 Words
Conclusione

La performance dei Deftones si conclude con “7 words”, come da tradizione storica della band che, nonostante il passaggio degli anni e le travagliate modifiche alla line up, continua a dire la sua e a portare 90 minuti di musica ad alto livello e ad alta intensità.

La live experience mette in luce la sensibilità artistica e l’indiscutibile classe dei Deftones che riescono sempre ad infondere nei loro concerti quel tocco unico e personale volto a distinguere le esibizioni live, personalizzate per l’occasione, dai pezzi originali.

Anche la scaletta, completamente stravolta rispetto alle esibizioni precedenti, è segno di voglia di stupire e di rimanere originali per lasciare lo spettatore sempre in trepidante attesa di un possibile cambio inaspettato. E a proposito di inaspettato, non sarebbe ora di un altro album?

a cura di
Mattia Mancini

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