Simone Pittarello ci parla del suo nuovo singolo “Arthur”

Simone Pittarello è un musicista di lungo corso che ha messo a disposizione della musica il proprio talento. Un lavoratore instancabile e in continua evoluzione che torna con un singolo che anticipa il nuovo album “Lo sconosciuto“.

Esistono in Italia una categoria di musicisti working class che continuano la loro attività malgrado tutto. Simone Pittarello è sicuramente uno di quelli. In attività fin dagli anni ’90 come turnista fa il passo successivo di autore e compositore nel 2005. Negli anni successivi fa un accurato studio sulla voce diventando docente nel 2009. Tutto questo senza tralasciare il suo percorso artistico. Riesce a creare un mix equilibrato fra rock e canzone d’autore e nel 2013 partecipa al concorso nazionale “Note d’autore” vincendo il Premio Angela Carrara. Nel 2014 esce il disco autoprodotto “Esco un attimo“, selezionato per il Premio Tenco. Nello stesso tempo continua a dare il suo contributo come produttore. Collabora con le band Re Cattivo e Il Coro del Giardino dei Marmi.

Questo percorso porta Simone Pittarello alla realizzazione di “Arthur“, primo singolo del disco “Lo sconosciuto“. Scritto e suonato dall’artista stesso, il brano viene realizzato con lo Stacks Method, una tecnica usata dal cantautore Ryan Adams. Per spiegarlo, si tratta di prendere spunto da due o tre libri di genere diverso, si legge un periodo di ognuno e si parte alla creazione di un testo. Una tecnica che ricorda il cut-up di William Burroughs, letteralmente il taglio di frasi per creare un copia – incolla artistico. Con questa tecnica nasce quindi “Arthur“, un brano che parla di rapporti umani in modo disincantato senza tralasciare la vena poetica. Abbiamo voluto fargli qualche domanda per sentire direttamente da lui la genesi del nuovo lavoro e la sua lunga esperienza di musicista.

Ciao Simone e piacere di conoscerti. La prima domanda che voglio farti è chi è Arthur?

Ciao! Grazie per le domande..

Arthur è stato quel bambino il cui desiderio di amore e di accudimento non è stato del tutto soddisfatto, per difetto o per eccesso che sia.
Così diventa un adolescente che sviluppa una modalità psicologica “dipendente”; poco importa se nei confronti delle persone o delle cose, o di entrambe: ha bisogno di vivere in modo pericoloso e di provare emozioni intense per sentirsi vivo, anche qualora quest’ultime dovessero rivelarsi autodistruttive. “Si è aggrappato così forte alla gonna della vita, così forte da lasciarci giù le dita“: come spesso succede a chi sviluppa una “personalià dipendente”, diviene poi un giovane adulto disposto a trattenere persone e situazioni nocive pur di scongiurare il rischio di porsi faccia a faccia con la paura di sperimentare la solitudine profonda, esperienza che in ultima analisi lo guarirebbe rendendolo finalmente adulto.

Credo parli di molti di noi che in misura differente fatichiamo a guarire dalle ferite profonde che abbiamo interiorizzato e cristallizzato fin dall’infanzia, a torto o a ragione. In questo senso credo che la musica e l’arte in genere possano offrire una grande opportunità di riscatto e catarsi; una vera possibilità di sublimazione e guarigione.

Recentemente ho visto un documentario con Paul McCartney dove parlava del suo ultimo disco suonato e composto da lui stesso. Tu hai fatto la stessa cosa nel 2014 col disco “Esco un attimo” e col disco “Lo sconosciuto” che sta per uscire. Come mai questo approccio? Una forma di controllo maniacale o un modo di mettersi alla prova come musicista completo?

In realtà “Lo Sconosciuto” è il tredicesimo disco come solista e come per il resto della mia produzione anche questo ha subito lo stesso processo: è stato composto, arrangiato, suonato e registrato da me in casa (unica eccezione in tal senso è rappresentata dall’EP “Sale e Gioia” del 2015 edito da Universal Music, per il quale le registrazioni si sono divise tra casa mia e quella del ragazzo che per l’occasione è stato il mio co-produttore a Busto Arsizio, per poi essere mixate e masterizzate in uno studio di Milano).

Potremmo definire quest’abitudine di lavorare in solitaria una sorta di “urgenza espressiva” e a differenza di altri progetti nei quali intervengono diverse dinamiche compositive che implicano l’interazione ed il confronto con altri musicisti, questa mi permette di esprimere tutta la mia creatività senza alcun vincolo o compromesso. Essendo un polistrumentista di lunga data posso poi divertirmi ad elaborare autonomamente le soluzioni e gli arrangiamenti che più mi convincono.

Hai dichiarato che per aver registrato il singolo “Arthur” hai utilizzato la tecnica Stacks Method ideata dal cantautore Ryan Adams. Ce ne puoi parlare?

Ho utilizzato questa tecnica per scrivere un breve racconto battuto a macchina che successivamente è stato ridotto per costituire il testo della canzone. Il metodo consiste nello scegliere casualmente due diversi libri di qualsivoglia argomento, aprire il primo casualmente su di una pagina ed individuare una frase che ci colpisca: successivamente si ripete lo stesso processo con il secondo libro fino ad individuare un’altra frase che colpisca la nostra immaginazione ed infine mettere in moto la fantasia per creare una terza frase che nasca dall’interazione immaginifica tra le prime due estrapolate dai suddetti libri.

In sostanza è un esercizio di stimolazione dell’immaginazione e si procede così fino a comporre un testo soddisfacente.
Ciò che si può notare è che spesso questo metodo stimola la fantasia in modo tale da estrapolare contenuti inconsci altrimenti poco accessibili alla sfera razionale, come una sorta di archeologia dell’inconscio; che al di là del metodo in sé (solo uno tra i tanti possibili), è ciò che mi ha sempre maggiormente interessato della scrittura creativa.

Musicista e compositore, attivo da quasi venticinque anni fra produzioni e progetti . Praticamente sei uno degli assi portanti della musica suonata in Italia senza chiedere nulla e lavorando con passione e tenacia. Quanto è duro il percorso e cosa ti spinge a continuare, per citare De Andrè “in direzione ostinata e contraria”?

Sono l’eterno “Sconosciuto”!!??!…da qui il titolo del mio ultimo disco!! Scherzi a parte…il titolo ha una valenza più trascendentale che altro, ma in effetti posso dire di fare musica da molto tempo e sempre in modo piuttosto “occulto”, nonostante una biografia e discografia piuttosto nutrite. È il prezzo dell’integrità credo, o quanto meno lo è in un mondo in cui si è finiti con il confondere l’arte e la cultura con ciò che è invece intrattenimento e spettacolo. Come molti addetti ai lavori sostengono: oggi un Lucio Dalla, un Luigi Tenco piuttosto che un Guccini, un De Gregori o un De Andrè, un Vecchioni piuttosto che un Gino Paoli o in sostanza qualcuno il cui spessore artistico prescinda dalla componente estetica e spettacolare, non avrebbe alcun riscontro in termini commerciali.

Triste ma vero. Non per questo si può smettere di scrivere, creare e suonare, lì dove quest’ultime si rivelino essere urgenze espressive inderogabili. Un po’ come non si smette di amare solo perché non corrisposti. Verranno tempi migliori magari, o quantomeno andremo avanti finché le ruote del carro terranno!

L’approccio musicale di “Arthur” è un rock senza fronzoli suonato in presa diretta. Il rock in Italia e nel mondo non ha più la capicità di coinvolgere le nuove generazioni. Credi ci sia ancora spazio per questa attitudine? Tornerà  il rock fra i giovani?

Devo essere sincero: c’è stato un tempo in cui questo mi preoccupava, oggi semplicemente non me ne curo più e faccio unicamente ciò che mi piace fare e che mi interessa (ciò che attira il mio interesse). E se per qualche ragione ciò che faccio intercetta il gradimento e l’interesse di qualcun altro, beh allora fantastico…è una festa! È questo il senso secondo me. E più pretenziosamente, credo che un poco di coraggio possa sempre essere di ispirazione anche a qualcun altro, così come lo è stato il coraggio d’altri a suo tempo per me. Per quanto riguarda le nuove generazioni non ho molto da dire, ma vedo ancora ragazzi che passeggiano con in spalla una custodia per chitarra e questo mi basta.

Quando è prevista l’uscita dell’album “Lo Sconosciuto”? Stai organizzando dei live per l’estate?

Questo primo singolo “Arthur” è uscito il 13 maggio (2022); un secondo singolo che anticiperà l’uscita del disco è previsto intorno ad agosto/settembre di quest’anno, mentre il terzo singolo estratto che annuncerà l’uscita dell’album completo è previsto per fine ottobre/inizio novembre 2022. (data entro la quale avrò compiuto 43 venerande primavere)
Per quanto riguarda i live, abbiamo già iniziato con qualche prima data e ce ne aspettano diverse altre a giugno; sono in fase di programmazione anche luglio ed agosto. Per ogni informazione si può consultare la pagina Facebook in continuo aggiornamento.

I tuoi dischi da “isola deserta”?

I miei dischi irrinunciabili sono:

–  ” 1978 (Gli déi se ne vanno, gli arrabbiati restano!)”  dei mitici Area

–   ” Mule Variations” album del 1999 di Tom Waits

–   “Crush” della Dave Matthews Band, 1996

–   “No Need to Argue” secondo disco dei The Cranberries, 1994

Grazie ancora per la passione e l’entusiasmo, ciao!!

a cura di
Beppe Ardito

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