Niveo ci parla del suo singolo d’esordio “Sui sedili della metro”

Niveo, con “Sui sedili della metro” racconta l’incompiutezza di una coppia, della sensazione della fine della relazione e di tutti i pensieri che ne fanno da cornice. Il titolo è nato pensando alle scritte d’amore e d’odio che si provano sui sedili dei mezzi pubblici. Anche se in una chiave leggera, quasi spensierata, l’inedito contiene una concentrazione di emozioni.

Niveo è un cantautore indie-pop di 18 anni. Nelle sue canzoni descrive quelle sensazioni che soltanto da ragazzino si possono provare, ma che rimangono per sempre impresse. Da un anno e mezzo lavora insieme a Formica Dischi, la sua etichetta discografica, grazie alla quale è stato pubblicato il suo singolo d’esordioSui sedili della metro“.

Noi di Posta Indipendente l’abbiamo intervistato.

Benvenuto su Posta Indipendente, Niveo! Allora, seppur il tuo sia un esordio, viene spontaneo chiederti: cosa significa, per te, essere “indipendenti” oggi.

Allora, per me essere indipendente è una caratteristica a cui tengo molto, sia in senso musicale che in senso personale perché amo il fatto che quello che faccio alla fine dipenda quasi unicamente da me e dalle persone con cui ho deciso di lavorare e dalle persone con cui mi sono circondato con il passare del tempo, quindi vi dico che per me essere indipendente è fare ciò che si ama senza alcun limite e barriera.

Sei giovanissimo Niveo, e quello di oggi è per te un esordio. E’ stato un debutto preparato con calma, oppure è avvenuto tutto di slancio, negli ultimi giorni? Perché, a quanto sappiamo di te, non è da molto che ti diverti con le sette note…

Ho inziato a fare musica agli inizi della pandemia quando avevo 16 anni e poco dopo ho iniziato a lavorare con la mia etichetta discografica: anche se lavoro con Formica Dischi da più di un anno e mezzo bisogna ammettere che l’esordio con questo singolo è avvenuto di slancio, sapevamo di dover esordire ma non avevamo idea di quale pezzo scegliere tra quelli su cui avevamo già lavorato, l’indecisione ci ha portato a scrivere un nuovo pezzo da una bozza che avevo appena portato in studio e così è nata ‘sui sedili della metro’.

Ecco, hai scoperto durante la pandemia la tua passione per la musica. Senti, in qualche modo, che il disastro pandemico ti abbia aiutato, magari, a scoprire cose di te che non sapevi?

Più che la pandemia è stato l’isolamento che ha creato in me la necessità di mettere per scritto tutto ciò che sentivo dentro di me, per provare a chiarire ogni sensazione ed emozione positiva e negativa che provavo. Più che scoprire una parte di me, la pandemia mi ha portato a capire come dare sfogo ai fiumi di parole che mi si producevano in testa sempre.

Raccontaci un po’ la genesi di “Sui sedili della metro”, il tuo singolo d’esordio. Ti va?

Questo pezzo è nato in studio di registrazione dove io e il mio produttore, Fabio, abbiamo deciso di scrivere un pezzo adatto al mio esordio e, partendo da una bozza di canzone che avevo scritto qualche notte prima, siamo arrivati a stravolgere completamente il pezzo fino ad arrivare al prodotto finale che possiamo sentire oggi: la scrittura e composizione di questo pezzo si porta dietro un sacco di good vibes che giravano in studio quel giorno, grazie alle quali siamo riusciti a parlare di litigi d’amore anche in una chiave un po’ più leggera del solito.

Hai già avuto modo di sperimentare la sensazione del live. Ci racconti il tuo debutto su un palco? Com’è andata, che emozioni hai provato?

Ho iniziato ad esibirmi davanti a un pubblico suonando nella band della mia scuola ad ogni festa di fine anno scolastico, questo mi portava a cantare una volta all’anno davanti a un centinaio di ragazzi della mia età ma essendo accompagnato da amici e compagni non ero eccessivamente nervoso di cantare davanti a tutti.

La prima volta che mi sono esibito nei panni di Niveo ho sofferto un po’ l’ansia sopratutto prima del concerto, poi quando sono salito sul palco dopo un paio di canzoni mi sono sciolto ed è andato tutto liscio, per fortuna con il tempo sono migliorato ed ho imparato a vivermi al meglio queste esperienze, una cosa che mi ha aiutato molto è suonare spesso per strada, questo mi ha aiutato ad abbattere la barriera dell’imbarazzo in poco tempo!

Per chiudere, domanda di rito: immagina di dover scappare dall’apocalisse rifugiandoti su un’isola deserta. Le tre cose che salveresti dalla distruzione totale, le uniche che puoi portare con te.

Da bambino mi chiedevo perché nessuno decidesse mai di portarsi una barca con se..ma per rimanere nella tragedia ti dirò queste tre cose: La mia chitarra, il quaderno dove scrivo i miei inediti e perché no, un impianto enorme per ascoltare tutta la musica che voglio, tanto sull’isola deserta non c’è nessuno che si può lamentare di abbassare il volume!

a cura di
Redazione

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