Intervista agli NDM: che coraggio!

Gli NDM sono una band Alternative Rock. Si formano nell’autunno 2012 con Aldo Onori (1990) alla voce e chitarra elettrica, Giulio Colletti (1992) alla batteria e Valerio Pistilli (1992) al basso. I testi sono in lingua italiana, strettamente legati alle sonorità dei brani. Musicalmente lasciano spazio alle distorsioni, all’alternarsi tra atmosfere violente e più soft, a strutture che ricercano la semplicità senza cadere nell’ovvietà.

Dopo anni di ricerca sonora e gavetta nel territorio romano decidono di entrare in studio per registrare il loro primo album: All’Inferno, che verrà pubblicato nel 2018. Intanto nel 2017 accolgono nel gruppo il chitarrista Giulio Scipioni (1997). Nell’ottobre del 2020 pubblicano INDIEOTA, primo singolo estratto dall’EP Non so se avete presente, in collaborazione con Maninalto Records.

Dopo la release dell’EP Non so se avete presente, i romani NDM tornano con una cover di Fabrizio De Andrè. E siccome ci vuole un gran coraggio per fare certe cose, abbiamo deciso di parlare con loro. Spoiler: i ragazzi il coraggio ce l’hanno davvero.

Ciao NDM! Dopo due anni di silenzio, in un momento così complesso per tutti, come vi sentite a tornare con un nuovo singolo?

Lavorare a questo brano ci ha entusiasmati molto. Abbiamo passato il periodo pandemico a lavorare ad un nuovo album ed intervallarlo ad un’attività di studio di questo brano. È stato stimolante perché ci ha dato più  sicurezza nell’approcciare in maniera cantautoriale al nostro rock.

Scegliere una cover può essere un’arma a doppio taglio: da un lato la paura di non essere all’altezza dell’originale, dall’altro la possibilità di raggiungere più pubblico. Tra questi due poli, dove si colloca la vostra versione di “Un Giudice”?

Esiste la paura di non essere all’altezza quando non sei convinto di aver dedicato tutto te stesso ad un lavoro. Ogni divinità del tempio della musica non sta lì per farsi idolatrare e basta, vuole sfidarci, essere superata, vuole essere uno stimolo e non un punto di arrivo. È ovvio che bisogna partecipare a tutto questo con rispetto e deferenza, ma mai con resa.

Avete un suono ruvido, senza fronzoli, che va dritto alla meta e dalle sicure influenze garage rock e alternative rock. Con quali artisti siete cresciuti “da bambini”?

Sicuramente il garage appartiene alle nostre prime influenze. I suoni di Jack White ai tempi degli White stripes hanno rivoluzionato il nostro modo di concepire il rock da buoni “prog-ettari” quali eravamo. Comprendere che ci entusiasmavamo di più a suonare in maniera viscerale che a tendere verso la perfezione tecnica è stato determinante, ed abbiamo scelto di non fare mero esercizio fisico nel cercare di arrivare a suonare 20 note al secondo, perché volevamo fare arte e non palestra. Le nostre fondamenta garage le abbiamo in ogni caso allargate con molte altre influenze, sonorità che amiamo come quelle dei Tool o di Nick Cave, o più recentemente del Alt-J, sono band che possono centrare poco con gli Ndm ma che ideologicamente ci hanno formati moltissimo, forse è stato proprio il convogliare tutte queste influenze che  ci ha spianati la strada verso qualcosa che sentiamo come nostro.

In musica, così come nella vita, l’originalità paga sempre. Ma anche non rinunciare ad essere se stessi, alle proprie peculiarità. Spesse volte, però, si seguono anche strategie precise per vendere di più o posizionarsi in modo migliore. Ci avete mai pensato?

Il fatto che da 10 anni quasi che suoniamo questa sia la prima volta che proponiamo una cover dice molto.  Non siamo mai stati a favore delle cover band, proporre la propria attitudine su un brano famoso, utilizzandolo come stimolo e come veicolo di un messaggio importante , ha avuto per noi un’importanza  determinante, necessaria a rappresentare il nostro momento di transizione tra due lavori. Non abbiamo mai  pensato a strategie di diverso tipo perché avessimo voluto orientare i nostri lavori al mainstream, ci avreste  ascoltati suonare cose molto diverse.

Che rapporto avete con il mondo virtuale? Gli NDM quanto sono “social”?

Si può dire che non lo siamo affatto? Come sa chi ci segue, tendiamo a trascurare questo aspetto riconoscendone però l’importanza nell’attualità. Al momento non abbiamo l’inclinazione di fare i simpaticoni online, di fare del populismo digitale per avere consensi, cerchiamo di trovarci in un mondo di mezzo in cui non viviamo isolati dai social ma ai quali non appendiamo il nostro rapporto con il pubblico, che fino a qualche anno fa era umano, non basato su giudizi di like o dislike digitali o su views. Non vogliamo fare neanche i vecchietti tradizionalisti ed ottusi, per cui ci stiamo aprendo di più a questo tipo di comunicazione. Lentamente, ma ci stiamo aprendo.

Grazie per essere stati con noi. Le ultime righe sono tutte vostre.

Grazie a voi per averci intrattenuto così piacevolmente. Speriamo di farvi ascoltare presto cose nuove e tornare a martellarvi le orecchie con i nostri lavori.

a cura di
Redazione

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