La musica di Gaube oltre i “Confini” delle ovvietà

Quando il presente si fa brutto, quando i testi diventano banali, quando i suoni diventano sempre più piatti e omologati, l’unica soluzione è rifugiarsi nel passato, in generi e stili che hanno caratterizzato le epoche precedenti. È il caso di Gaube che cerca riparo nei meandri del rock progressivo anni ’70 per trovare una modalità espressiva alternativa e anticonformista.

Con soli tre singoli, il giovane artista emergente Lorenzo Cantini in arte Gaube, è già in grado di far capire di che pasta è fatto. Propone sin da subito il suo manifesto di intenti considerando la musica un puro atto di militanza. Gaube sta molto attento a non farsi ammaliare dal fascino apparente del pensiero dominante contemporaneo, dalle mode e dalla popolarità che allontano i musicisti dal loro ruolo socialmente salvifico. “Motore“, “Palafitte” e “Confini” mostrano le brutture del mondo moderno da un punto di vista collettivo abbandonando l’egoismo e l’individualismo dilagante nei testi pop.

La mia convinzione è che gli artisti dovrebbero provare ad avere un impatto sulla società, per cui, anche se la mia voce è piccola, mi prendo le mie responsabilità: scrivo solo se ho l’urgenza di dire qualcosa, e questa per me è una forma di militanza”

Gaube,”Gaube è un’anomalia”, RollingStone Italia

Nonostante le influenze vintage, i pezzi di Gaube non risultano anacronistici: appaiono come alcune di quelle opere pensate per durare nel tempo, destinate a trovare degli apprezzatori che coglieranno sempre e comunque il loro fine nobile. Con un atteggiamento a tratti naif, utilizza un linguaggio semplice e connotativo per trattare temi profondi e impegnati. L’artista ha già preannunciato l’uscita del suo primo disco, nel frattempo cercheremo di conoscerlo meglio ponendogli qualche domanda…

Nel 2020 hai partecipato alla finale del Rock Contest. Molti artisti emergenti hanno rinunciato ai concorsi per far conoscere la propria musica, cosa ne pensi di queste iniziative? Quanto hanno influito sul tuo percorso?

Non mi piace il concetto di competizione in generale, tantomeno se presente in un contesto artistico. Talvolta però i concorsi musicali possono essere utili per gli artisti emergenti, in alcune zone geografiche spesso rappresentano l’unica occasione per suonare live.
A me personalmente sono stati utili soprattutto quando ero più piccolo e ho iniziato a fare concerti, dalle mie parti le possibilità di suonare sono molto limitate. 

“Sono morte le parole dietro un punto indefinito aldilà dei suoni”. In “Motore” ti schieri contro la tendenza manichea che caratterizza il pensiero comune contemporaneo. Secondo te, questa propensione in che modo si ripercuote sulla musica o sull’arte in generale?

La visione dualistica della realtà è nel DNA della cultura occidentale e certamente influisce su tutti gli aspetti del nostro vissuto compresa l’arte, sul come lo faccia nello specifico nella musica però non ho un’ opinione chiara.

I tuoi testi rispecchiano le tue posizioni ferme e decise sui temi trattati. Quanto è difficile trovare delle influenze ideologiche come le tue nel 2022? Quanto ha influito il fatto di essere cresciuto in una regione rossa?

La Toscana non é rossa da un po’, la destra per il momento sembra essersi mangiata tutto e dove non è riuscita a farlo sul piano rappresentativo lo ha fatto su quello culturale ed ideologico. Gli standard sono cambiati, basti pensare che ciò che noi oggi definiamo “Centro-destra” non molto tempo fa sarebbe stato bollato come estrema destra.

Le poche e piccole realtà di sinistra con le quali condivido un certo tipo di coordinate politiche e che di tanto in tanto ho frequentato e sostenuto (non solo in Toscana) purtroppo non riescono ad avere molto impatto sulla realtà circostante per molte ragioni, tra queste vi è spesso un’incapacità comunicativa di base e una certa dose di dogmatismo che frena ogni rinnovamento e non permette di traslare in modo efficiente le lotte nella contemporaneità.

Alle volte ci si concentra molto di più sulla rivendicazione della propria appartenenza politica che sugli obiettivi effettivi da raggiungere; al momento non vedo molte prospettive. Forse però qualcosa di più consistente si sta lentamente muovendo soprattutto tra i giovanissimi, spero che riescano a distaccarsi dai vecchi modi di fare politica e militanza.

Ricollegandomi alla domanda precedente, quanto è importante per te collaborare con artisti che condividono i tuoi stessi valori, fare scena?

Sarebbe sicuramente molto bello e importante. Al momento non mi pare ci sia molto movimento in questo senso, ma ne avremmo molto bisogno, me compreso.

Il tuo ultimo singolo “Confini” a livello sonoro è abbastanza distante dai singoli precedenti. Noto una certa volontà di sperimentare e muoversi tra generi diversi, è così?

In “Confini” in realtà sono stati utilizzati gli stessi suoni ed elementi degli altri due brani. La differenza sostanziale secondo me sta nel fatto che è l’unica ad avere una sorta di ritornello, personalmente lo considero il pezzo più classico dei tre.
Ad ogni modo sicuramente “Confini” si prende molto più spazio per la narrazione e risulta più distesa delle altre.

Per salutarci ti chiedo se puoi dirci qualcosa in più riguardo il tuo disco d’esordio

Per adesso posso dire soltanto che al suo interno sarà presente “Confini” in un’altra versione e che sono molto soddisfatto della scrittura e del lavoro che sto facendo con i ragazzi della band.

a cura di
Lucia Tamburello

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