A tu per tu con Beatrice Pucci

Sonorità lisergiche che trovano la giusta quadratura nell’ordine instabile di una sensibilità avvezza alla misurazione del caos: c’è qualcosa di estremamente profetico nelle trame dolceamare di “Le colline dell’argento”, pietra miliare e allo stesso tempo blocco di partenza di Beatrice Pucci, giovanissima cantautrice e compositrice classe ‘98 che pare ben decisa a fare le cose “a modo proprio”. Il risultato dell’azzardo (che è tale solo per chi non conosce ispirazione) è un lavoro denso, che nel giro di danze delle sue sei tracce raggruma e inspessisce la materia concettuale e culturale di uno sguardo sul mondo che, pur nella sua forte identità e autonomia, respira di un afflato generazionale, nella ricerca di un riscatto individuale che passi attraverso l’altro da sé alla riscoperta di una collettività che, oggi più che mai, torni a scoprire la propria intrinseca, profonda e umana fragilità.

Prima di dare alle stampe il proprio album di debutto (che noi abbiamo avuto la fortuna di ascoltare in anteprima), Beatrice ha pubblicato un primo e ultimo singolo estratto dall’EP: si tratta di “Figli”, brano che ci ha permesso di fare qualche domanda alla cantautrice originaria di Civitavecchia.

Ciao Beatrice, è un piacere averti qui su Posta Indiependente, innanzitutto perché da sempre la nostra redazione è impegnata a raccontare la musica che vale e che si fa valere, anche senza bisogno di grandi strutture alle spalle. Ecco, partiamo da qui: cosa significa, oggi, essere “indipendenti”. Hai registrato tutto il tuo disco di futura pubblicazione, “Le colline dell’argento”, in totale solitudine. E’ stata una scelta artistica, una necessità economica o un mix fra le due cose?

Per me questa è stata una scelta istintiva, poi se questo può significare anche qualcosa riguardo me, come persona, sicuramente la risposta è sì.

Non è stata una scelta economica perché i costi di produzione esistono anche se si vuole fare qualcosa da soli senza influenze esterne dettate da una label. Comunque la verità è che ho scelto di farlo da sola perché questa è la mia preferenza artistica, lavorare da casa in un ambiente che mi è familiare è la cosa che preferisco. Nulla in contrario al mondo degli studi di registrazione, ma per mio temperamento la casa è il luogo perfetto.

Quanto hai lavorato sul disco? E’ frutto di una selezione lunga e faticosa di suoni, brani e atmosfere oppure è stato un lavoro veloce ed immediato?

Ho lavorato al disco da marzo 2021 a settembre 2021, ho fatto una selezione di brani che ho scritto in questo arco temporale e ho scelto i sei che sono nel disco. Secondo me a livello di tempistiche è stato un normale iter,  6-7 mesi sono una quantità di tempo giusta per sentirsi a proprio agio col materiale e prendere decisioni a riguardo.

“Figli” è il primo singolo estratto. Possiamo chiederti perché fra i brani hai scelto proprio questo? Cosa rappresenta per te?

Mi sembrava il giusto modo di cominciare perché è una canzone che parla di musica. Ma la musica come? La musica per me? Forse è una metafora di cosa significa creare qualcosa per me e per gli altri. Di sicuro è personale, perché su ogni cosa che facciamo anche se parliamo di altro al di fuori di noi lasciamo un’impronta impossibile da cancellare.

Abbiamo notato che il master del disco è stato fatto a distanza da Justin Colletti. Non figurano altri collaboratori per la produzione di un lavoro che hai voluto gestire “in solitaria”: sei una che preferisce lavorare da sola alle proprie idee, oppure questo disco rappresenta un’eccezione rispetto al tuo “approccio” alla vita?

Assorbo molto dalle persone attorno a me, sicuramente gli altri sono catalizzatori di eventi, riflessioni e sensazioni, senza tutto questo non credo che sarei qualcosa, perciò sì bisogna dare il giusto peso al mondo esterno. Tuttavia l’atto creativo per me avviene a porte chiuse. Mi piace lavorare da sola nei miei spazi. Con questo non voglio dire che sarà sempre così, ma per ora non mi sento a mio agio a fare diversamente.

Ovviamente, non possiamo che chiederti se hai già in mente quale potrà essere la formazione o la tua idea di live, e se magari hai già in previsione qualche data.

Per ora non ho previsto date, questo discorso si rimanda all’autunno. La mia idea di live è quella di esaltare la natura già “live” del disco, quindi di suonare queste canzoni così come le ho scritte, penso che questo mi entusiasma molto!

Bene Beatrice, noi ci diamo appuntamento a breve, ma intanto tu saluta come preferisci i nostri lettori. E se ti va, dacci un motivo (anche se non serve) in più per ascoltare “Figli”, il primo singolo estratto dal tuo disco d’esordio “Le colline dell’argento”.

Se leggendo le mie risposte siete curiosi di sentire di cosa si tratta allora andate ad ascoltare il mio singolo, ciao a tutti!

a cura di
Redazione

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