”Mi sono perso nel bosco”: il viaggio introspettivo di Alessandro Fiori

Un punto di arrivo o di partenza questo nuovo disco di Alessandro Fiori? A voi l’ardua sentenza, sappiate però cheMi sono perso nel bosco” (42 Records) è un disco di grana grossa pervaso da colori caldi e profondi.

Il disco ha una profondità dovuta alla pandemia, a quel blocco forzato di arte partecipata con gli altri. Ma anche l’occasione per fermarsi e raffreddare i pensieri, esaltarne le rotondità. Alessandro Fiori, con questo nuovo disco, si perde in un bosco dove tutti vorremmo essere. Quel bosco raccontato (anche) da suo figlio Renè durante le dirette su Instagram mentre ci parla di grilli, piccole bisce e le temibili processionarie. Di quel bosco Alessandro Fiori ci indica le rapide fughe descritte magnificamente da Piero Ciampi ”niente paura, di qua c’è la discesa”.

Un lavoro collettivo

Quell’essenzialità intima del disco però non è sterile. “Mi sono perso nel bosco” è anche un lavoro collettivo con amici-collaboratori, elementi di un percorso artistico che procede da vent’anni. La produzione è affidata ad Alessandro Asso Stefana ( Vinicio Capossela, Mondo Cane aka Mike Patton, Guano Padano) e Giovanni Ferrario (PJ Harvey, Rokia Traorè, Hugo Race etc.), due collaboratori storici nonché amici di vecchia data. E non finisce qui. Alla realizzazione del disco hanno contribuito Enrico Gabrielli, Brunori SaS, Levante, IOSONOUNCANE, Colapesce, Marco Parente e Dente. In ogni canzone hanno messo un’impronta che si risolve in un abbraccio, un dialogo fraterno.

Alessandro Fiori, ci teniamo a precisare, non è esattamente un cantautore di primo pelo. Il suo esordio risale al 2010 con l’album “Attento a me stessodopo aver militato, dal 1998 con una delle band più rappresentative dell’indie italiano: i Mariposa. E ancora progetti musicali e collaborazioni importanti come BettiBarsantini insieme a Marco Parente e ancora Paolo Bevegnù, Andrea Chimenti. Sospeso fra la sperimentazione pura ed elettronica lo-fi, il percorso artistico di Alessandro Fiori diventa definitivamente autoriale nel 2010 con “Attento a me stesso” ed è un esordio consapevole. Fra chitarre e piano, Fiori descrive già il suo mondo che è già una “fiaba contemporanea“, come uno dei brani del disco.

Nel 2012 è la volta di “Questo Dolce Museo” inserito nella rosa dei cinque finalisti della Targa Tenco per la categoria “album dell’anno”. “Cascata” (2014) continua su quella scia, ma con “Plancton” (2016),Fiori, adotta la forma d’autore insieme alla pura sperimentazione sonora. Il mondo quindi di Alessandro Fiori, fatto di creatività, influenzato dal suo amore per la pittura e il teatro, benedetto da una dimensione famigliare lontana dalla frenesia cittadina. Non ultima la sua disponibilità e la sua sensibilità, non meraviglia quindi che molti artisti collaborino volentieri con lui.

Il disco

Mi sono perso nel bosco” comincia col brano omonimo. Le note lapidarie di pianoforte dell’intro annunciano già il dramma. La sensazione e la paura di perdersi, personalmente, in musica, solo “A forest “dei Cure è riuscito a trasmettermi la stessa sensazione. Alessandro ci riesce benissimo fino a condurci alla liberazione. Prendimi la mano che tu trovi sempre la strada, quella è la casa dove stiamo.

Io e te” parla di un rapporto vissuto nella quotidianità, le condivisioni e il calore. La canzone presenta il compagno perfetto con cui condividerla: Dario Brunori aka Bronori Sas. “Amami meglio” si muove sulle stesse coordinate di coppia con il contorno di funghi e di legna, di promesse e progetti insieme da rinnovare ogni giorno, con il contributo ai cori di Colapesce. “Buonanotte amore” è la richiesta dell’ultimo scampolo di un amore che finisce. Finale con gli strumenti in libertà in salsa Flaming Lips fra harmoium e sintetizzatori.

Stella cadente” è un valzer atipico, un testo che è un invito sostanziale all’accoglienza in un mondo di solitudine. Stella cadente non piangere, se ti manca il cielo dormi con me, ti faccio da spazio che son tutto vuoto.Fermo accanto a te” si muove su coordinate in stile Battisti fino all’originale e coinvolgente intensità del finale. Il testo parla di un rapporto di coppia giunto a un punto di non ritorno e il disperato tentativo di non ammettere la realtà. La canzone è cantata in coppia con Levante.

Con “Una sera” possiamo tranquillamente dire che Alessandro Fiori acquista la stoffa dei grandi autori di canzone. Viene in mente Paoli, Endrigo e, badate bene, non è un confronto ma un modo per inserirlo in quella cerchia di compositori raffinati che sanno sposare la musica alle emozioni, la parola che si fa nuda e che si scioglie in un pianto riparatore, in un conforto autentico. Alessandro si muove elegante tra arpeggi incantati di piano e violino e l’oboe di Lea Mencaroni. A far l’artista per il tuo cuore mi sono garantito il pubblico migliore.

Pigi Pigi” è un brano scritto dall’amico Luca Caserta. Parla della disperazione dei migranti che attraversano il mare, senza retorica. Esprime i sentimenti e i sogni che abbiamo tutti in comune, quelli che non fanno più notizia e che ignoriamo sempre di più. “Per il tuo compleanno” ha l’eleganza delle canzoni popolari, trasmette lo stesso calore. Si muove sulle coordinate delle composizioni di Nicola Piovani. La canzone è scritta come regalo per l’amico Giacomo Allazetta e testimonia un momento di condivisione e amicizia. “L’appuntamento” è una canzone sulla somatizzazione della perdita. Ha i cori Marco Parente.

Amarezza e malinconia sono il contrasto di “Estate“. Un amore che rimpiange il tempo andato ma non vuole arrendersi a spegnere la fiamma che li tiene uniti. Il disco si chiude con “Troppo Silenzio“, una canzone che si ispira a Calderòn De La Barca ed è una sorta di filastrocca cantata in dialetto sorsese, paese nel Nord Ovest della Sardegna dove è nato il padre di Alessandro. Un ritorno ai ricordi della fanciullezza, il conforto dei nonni al bambino spaventato dagli incubi notturni.

In conclusione

Mi sono perso nel bosco di Alessandro Fiori è un’esperienza musicale e umana da vivere. Una condivisione di stati d’animo e di immagini quotidiane vissute con una purezza non comune. Alla realizzazione del disco hanno contribuito alcuni fra i migliori musicisti italiani con uno spirito di amicizia e fruttuosa collaborazione. Il resto lo ha fatto Alessandro, fra mille strumenti. Tutte quelle canzoni sono i compendio di vite vissute e sofferte, di amori e perdite ma come dice lui stesso

..tutta questa voce, tutta questa morte, tutto questo disco, tutto questo amore
tro non sono che il tentativodi tenersi allarga dall’assenza.
In fin dei conti ci va bene così, qualsosa la sorte ci assegni il gioco vale la candela.

a cura di
Beppe Ardito

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