Entriamo nel “Mondo virtuale” di Federico Cacciatori

Abbiamo ascoltato il nuovo singolo di Federico Cacciatori e ci ha fatto venir voglia di fare baldoria: la svolta elettronica dell’artista indipendente mette addosso un desiderio d’estate al quale diventa difficile resistere, soprattutto in questi giorni di incertezza e instabilità.

E allora buttiamoci in pista, facciamo muovere il bacino e ricordiamoci come si fa, per la durata di una canzone, a sentirci liberi e spensierati: “Mondo Virtuale” è di certo il viatico migliore ad una liberazione che possa partire dai sensi, per arrivare al “senso” di un brano che vuole essere, allo stesso tempo, denuncia sociale e stimolo al movimento.

Benvenuto sulle nostre colonne Federico! Allora, rompiamo subito il ghiaccio e aiutiamo chi non ti conosce a capire chi sei: parlaci di te, da dove vieni e quali sono i tre dischi che hanno segnato la tua crescita musicale.

Ciao a tutti, Sono Federico Cacciatori, ho 23 anni, sono di Massa scrivo, suono la batteria e ogni tanto scrivo canzoni, o, scrivo canzoni e ogni tanto suono la batteria?

Ma che importa. Sono nato con le bacchette tra le mani e non le ho ancora mollate.

È molto divertente da raccontare, la passione della batteria è nata per superare una mia grande paura: quella del rumore; per esempio, quando ero piccolo avevo paura dei fuochi d’artificio e mettermi le cuffie, o fare rumore per non sentire il rumore,

era il miglior modo per fuggire in un altro mondo; non mi sarei mai aspettato che quel mondo diventasse il mio mondo. Tre dischi che hanno segnato la mia carriera:

The Pros and Cons of Hitch Hiking di Roger Waters, Arrivederci Mostro di

Luciano Ligabue e Hurry Up, We’re Dreaming dei M83.

La batteria è uno strumento particolare, che guida tutte le tue composizioni. E’ strano pensare ad un batterista compositore, forse perché la batteria appare spesso come strumento ritmico più che melodico… in cosa ti senti avvantaggiato, nel comporre, dal tuo strumento e in cosa pensi di “mancare”?

Chiaramente mi sento avvantaggiato appunto sotto l’aspetto ritmico, che involontariamente metto sempre in risalto e credo non sia un male.

Il tocco che ho sulle tastiere o sul pianoforte, in realtà, non è poi così un “tocco”, ma più una pacca da batterista, questo credo che sia un vantaggio, attualmente non penso di mancare in chissà quale aspetto musicale, in passato vi direi l’aspetto melodico, l’aspetto della ballabilità e della cantabilità, ma adesso mi sembra di aver trovato la giusta quadra cosa ne dite?

Nel tempo, hai già pubblicato un discreto numero di brani, compreso un denso EP dal sound decisamente diverso da quello che oggi proponi con “Mondo Virtuale”. Esiste, secondo te, un collante capace di collegare tra loro le varie fasi compositive?

Più che fasi compositive, vi direi fasi della mia vita, tutto quello che scrivo viene da momenti che vivo o che ho vissuto, e sicuramente che vivrò.

Se penso infatti al primo disco e a quel determinato momento che io e il mondo intero, stavamo vivendo, sono ancora fermamente convinto che lo spazio fosse il luogo migliore in cui rifugiarsi, però mi sono reso conto che non si possa sempre scappare nella fantasia, ed ecco che ho scritto un brano come “Veste di colori”, dove racconto una storia che ho vissuto in prima persona che tratta di due temi molto delicati: le apparenze e i pregiudizi. Dopodiché in un momento di totale disorientamento, ecco che ho la necessità di un momento di stabilità, arriva “Punti Fermi”, un brano che pone al centro di un pensiero logico-musicale quello che per me conta davvero, risponde ad una mia domanda emblematica: Cosa è davvero stabile? Cosa veramente rimane alla fine di un ciclo di diversi anni di vita? Quelle persone, quelle cose anche inanimate, tutti quei luoghi, pensieri o passioni che rimangono li a dirti che un futuro migliore è sempre possibile. Basteranno questi “Punti Fermi” per ritrovarmi? Poi arriva un momento in cui mi sento talmente allienato dalla tecnologia, E SBAM!! Decido di scrivere una canzone, di realizzarci un videoclip e divertirmi a condividerla con il mondo – quello reale, o quello virtuale?

Parliamo di “Mondo Virtuale”. Raccontaci come nasce il brano: c’è qualche evento scatenante particolare, dietro la sua composizione?

Un giorno una persona a me cara viene da me e mi dice: “finalmente sono diventata mamma!” Io la guardo e le dico : “lo sai che hai solo 16 anni e oltretutto non lavori?” Lei in risposta apre il suo smartphone e mi fa vedere tutto quello che è riuscita a costruire e a costruirsi nel suo “mondo virtuale”.

Chiudiamo con una domanda di rito, che si rifa al nome della nostra rivista: cosa significa, oggi, essere indipendenti?

Essere indipendenti oggi significa avere la capacità prendere in mano le redini del proprio progetto, deciderne le sorti, non obbligatoriamente rispondendo ad una determinata domanda di mercato, significa assumersi tutti i possibili “rischi” del mestiere, bisogna sapersi ritagliare un proprio spazio, bisogna essere bravi a far smuovere le acque e a lanciare tanti sassolini per ritagliarsi una propria onda in un mare mosso che rischia sempre più di diventare un lago piatto.

a cura di
Redazione

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