“Supra (prima parte)”, il nuovo EP di Verano: cosa ne pensiamo

L’11 aprile è uscito l’EP di Anna Viganò, in arte Verano, corri ad ascoltarlo!

L’artista

A distanza di quattro anni da Panorama, Verano torna con tre brani inediti che insieme compongono “Supra (prima parte)”, il suo nuovo EP disponibile in tutti gli store digitali da lunedì 11 aprile 2022. Tre nuove canzoni che sono il primo capitolo di un progetto più ampio, che si svilupperà durante tutto il 2022: tre EP, un modo per Anna Viganò di aprire delle piccole finestre sul suo mondo senza dover necessariamente obbedire al concept di un album intero. Perché per quello ci sarà tempo. Oggi invece è il tempo di Armatura, una ballata classica e delicata, una lunga coda
strumentale in cui ognuno può ritrovare il proprio ritmo e immaginare il proprio mare. È il tempo di Bianca, un pezzo spezzettato che sottolinea la fascinazione di Anna per St. Vincent e che riporta Verano alle sonorità dei suoi esordi, e infine di Film, nata in dieci minuti da un giro di chitarra, e che parte da una voce campionata casualmente alla moschea islamica di Porta Palazzo a Torino per poi rivelarsi, per uno strano destino, non così casuale.
Supra (prima parte) è stato suonato, registrato e prodotto da Verano con Alessio Sanfilippo e Marco Di Brino, mentre i mix e il master sono di Simone Squillario agli Hybrid Studio di Torino.

La Recensione

L’EP si apre con una canzone molto solare che porta all’interno del mondo della cantante con un vero e proprio trip. Si capisce subito la predilezione dell’artista per il clima caldo e l’estate rispetto al freddo inverno: “Una notte d’estate vale tutto l’inverno“. Si sente molto l’atmosfera di una tranquilla serata d’agosto stesi a guardare le stelle con il proprio partner vicino. Notti con le finestre aperte e gli insetti che fanno da sottofondo.

Bianca è una canzone leggermente più dinamica e movimentata, sempre con molti esempi che fanno vagare, pensare e riflettere. La canzone si rifà allo stile della cantante statunitense St Vincent ed al suo particolare genere indie rock, in attività dal 2003. Unica pecca: la piacevole strumentale data dalla chitarra elettrica copre parecchio le parole della cantante, rendendo meno comprensibile il testo e il suo contenuto (soprattutto nel ritornello).

Anche il terzo brano sembra essere una lenta danza in una stanza vuota che mette serenità e un vago sentore di mistero. Forse questo è dato dalla voce-lamento campionata nella moschea islamica, accompagnata dai pizzichi di basso e da un giro di chitarra che viene ripetuto, durante il pezzo e alla fine, senza alcuna parola. Il brano è come se ci accompagnasse alla fine dell’EP e dell’estate, con un po’ di malinconia mista a speranza.

Non possiamo che attendere il prossimo lavoro di Verano e… restare sintonizzati su Posta Indipendente!

a cura di
Federico Cataldi

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