Intervista ai Serendipity, un gruppo nato per caso

Bene a metà è il nuovo singolo della band bergamasca Serendipity, nata per caso nel novembre del 2019 e composta da Alessandro Scandella, Andrea Angioletti e Lorenzo Giannelli.

I Serendipity sono una tra le band più promettenti della scena indie. Dopo essersi auto-prodotti i primi brani VBCM e Ti compro l’estate, hanno conosciuto il loro attuale manager e hanno preso il via scalando le classifiche di Spotify. In pochi mesi, infatti, hanno superato 1 milione e mezzo di ascolti su Spotify, conquistando le copertine di importanti playlist come Indie Italia e Scuola Indie ed entrando anche nella Best of Indie Italia 2021.

Un brano indie, ma con riferimenti pop e rap, Bene a metà è una riflessione malinconica, ma a tratti anche ironica e sarcastica, sui momenti di smarrimento e incertezza che caratterizzano le relazioni.

Quando fuori nulla va per il verso giusto, quando dentro ti senti instabile come se il mondo potesse finire da un giorno all’altro, a prima vista vivi e ti sembra di vivere anche bene. Ma poi quella sensazione di vuoto che ti pervade ti fa dire: Bene. Bene, ma è a metà.

Serendipity

Noi di Posta Indipendente li abbiamo intervistati, ecco cosa ci hanno raccontato!

Grazie e benvenuti su Posta Indipendente! Sappiamo che il vostro gruppo è nato un po’ per caso, ma qual è stato il momento in cui vi siete detti ufficialmente “facciamolo”? Una frase? Un pensiero? Una canzone? Qual è stato l’evento scatenante?

Alessandro: beh, diciamo un po’ di canzoni, un concerto. Io, Lorenzo e Andrea ci conosciamo dai tempi del liceo, quindi da un po’ di anni, e abbiamo sempre condiviso la passione per la musica ognuno a suo modo, un po’ come ogni ragazzo delle nostre generazioni alla fine eravamo amanti della musica e cercavamo di farla a nostro modo. Ci accomuna, nei gusti musicali, questo artista, Coez, che a novembre 2019, prima del primo lockdown, ha fatto un concerto a Milano al Mediolanum Forum. Lorenzo e Andrea dovevano andarci, avevano già comprato i biglietti, e all’ultimo mi sono unito anche io; quindi, ci siamo ritrovati un po’ per caso tutti e tre allo stesso concerto

In macchina, di ritorno dal concerto, grazie anche alle emozioni provate durante il concerto e all’adrenalina, abbiamo detto “raga, è arrivato il momento di fare musica anche noi tre”. Quello che avevamo provato vedendo un artista comunicare le proprie emozioni e la propria vita sul palco cantando la propria vita ci ha spronati a dire definitivamente “proviamoci anche noi” e da lì sono iniziati un po’ gli alti e i bassi con il covid e le sale prove.

A estate 2021, quando le briglie erano un po’ più sciolte, ci siamo ufficialmente messi sotto a lavorare con continuità e abbiamo pubblicato le prime canzoni fino ad oggi. 

Grazie Coez allora!

Alessandro: sì, infatti spesso nei nostri live lo ringraziamo anche facendo una sua canzone, qualche cover. Credo che non sia poi una cosa così fuori dal comune che un artista decida di fare musica ascoltando un altro artista, alla fine c’è sempre chi crescendo ascoltando qualcuno trova sfogo per la sua passione e così è successo un po’ anche a noi.

Sì, è musica che ispira altra musica, come è bello che sia. Oltre a Coez, però, quali sono gli artisti a cui vi ispirate di più?

Lorenzo: allora, ci accomuna un po’ tutto l’indie italiano come wave, quindi Frah Quinale o Carl Brave, più come sonorità che come modo di scrivere. In realtà, però veniamo da tre background diversi: io nella mia breve carriera, prima suonavo in altri gruppi, ho fatto diversi generi, dal reggae al bluesAle prima invece non scriveva e cantava rap a differenza di Andrea che ha sempre scritto sul genere rap/pop. Abbiamo quindi influenze diverse e un po’ si sente anche nelle sonorità delle nostre canzoni. È anche un po’ questo il bello: metterci ognuno del suo e avere un risultato quanto più originale alla fine.

Vivere un’esperienza come questa in gruppo è molto diverso dal viverla come solisti, ha sia lati positivi che negativi. Il fatto che vi conosciate da tanto vi aiuta a litigare meno oppure comunque litigate spesso? Qual è un episodio divertente di questo percorso che ricorderete per sempre?

Alessandro: diciamo che sicuramente siamo aiutati dal fatto di conoscerci da sempre, quindi essendo prima amici che colleghi, siamo più calibrati nel confrontarci sulle scelte da fare siccome c’è già un rispetto reciproco e un sentimento di amicizia che sta alla base di tutto. Quando si ha un pensiero diverso ci ascoltiamo sempre e cerchiamo di far vincere la democrazia mettendo ai voti le decisioni. Nonostante ciò, è comunque un confronto continuo, principalmente sulle cose più semplici perché sulle cose importanti siamo sempre d’accordo. Ad esempio, spesso discutiamo sulla descrizione da mettere su Instagram perché giustamente si danno pesi diversi alle cose, per cui direi che i confronti più simpatici sono relativi ai social, mentre nella musica facciamo veramente buona squadra. 

Lorenzo: un evento simpatico può essere quando durante un’intervista a Radio Zeta, qualche settimana fa, ci chiedevano a chi fossero dedicate le canzoni d’amore che scriviamo. Io e Ale, in realtà, siamo fidanzati, Andrea invece è il latin lover del gruppo. Lui quindi alla domanda “a chi è riferita la canzone Ti compro l’estate?” ha risposto il nome di una persona, ovviamente non ti dico se è quello vero o meno [ride] e quando invece gli hanno chiesto di Meno Male ha risposto che era riferita ad un’altra. La cosa divertente è quindi che le sue storie amorose che finiscono sempre male sono spesso i temi da cui partiamo per scrivere musica; quindi, Andrea è quello che porta un po’ le emozioni più contrastanti dell’amore perché io e Ale ovviamente e per fortuna siamo felicemente innamorati [ridono]. Grazie a lui abbiamo tante tematiche di cui scrivere.

Forse è anche questa la parte bella di essere tre persone: della musica avete una visione condivisa, ma l’ispirazione arriva da fronti diversi.

Alessandro: sì la cosa bella è che essendo amici e confrontandoci quotidianamente, anche perché usciamo insieme al di fuori del lavoro, l’ispirazione nasce anche da chiacchierate. Per esempio, per Bene a metà, l’ispirazione è nata da una chiacchiera al bar in cui stavamo dicendo “se va bene così allora va bene, ma bene a metà”. È da lì che poi è scattata la scintilla e l’ispirazione per il testo. 

A proposito di Bene a metà, il cui affronta un sentimento quasi malinconico, come mai avete scelto una musicalità allegra piuttosto che una più coerente con l’incertezza e lo smarrimento del testo?

Alessandro: perché da un punto di vista stilistico cerchiamo sempre quella malinconica energia perché con Bene a metà, ma in generale con tutta la nostra musica, vogliamo spronare le persone che ci ascoltano a non smettere di trovare la propria strada. Nonostante tu non sappia dove andare e ti senti bene a metà, la nostra canzone non vuole essere un arrendersi a questo concetto, ma bensì una condivisione di sentimentiche spesso sono comuni tra le persone e tutti ci troviamo in difficoltà. Con la musica un po’ più grintosa che stacca dal concetto del testo, quindi, cerchiamo di raccontare la verità, la nostra vita e le nostre esperienze, ma anche che non è finita qua, che c’è un futuro davanti e che le cose possono andare meglio

Questo concetto di malinconica energia che vogliamo usare come stimolo lo si ritrova un po’ anche nel nostro nome, Serendipity, che ci indica che le cose succedono per caso e ti fanno stare male, ma se hai l’energia giusta per affrontarle anche dalle cose negative puoi ottenere qualcosa di buono. È un concetto che ha segnato il nostro percorso musicale e vorremmo riportarlo in ogni canzone, speriamo riesca.

Ascolta Bene a metà su YouTube!
Siccome prima avete parlato delle vostre difficoltà iniziali, come è stato partire da zero? E invece, come ci si sente davanti a tutto l’apprezzamento che avete riscontrato in seguito?

Lorenzo: partire da zero è stata dura, ma non troppo. Non siamo mai partiti con troppe pretese, l’abbiamo fatto veramente per pura passione, tant’è che poi la canzone Ti compro l’estate era puramente una lettera dedicata ad una persona e uscita così senza pretese. È proprio quando non pretendi niente e lo fai per passione che poi arriva il risultato e così è stato per noi perché dopo quella canzone siamo stati contattati da Davide, il nostro manager, ed è iniziato un percorso che ci ha portati ad avere il seguito che seppur piccolo adesso si sta ingrandendo.

Sicuramente è bellissimo arrivare a questo punto, vedere le canzoni che cantano le tue canzoni è una soddisfazione incredibile. Abbiamo fatto un live a Bologna qualche settimana fa e ci ha emozionato tanto, era uno dei nostri primi live insieme e vedere le persone che sapevano le nostre canzoni è una cosa incredibile che ti sprona a fare sempre meglio perché capisci qual è davvero l’essenza. Finché stai chiuso in casa e pubblichi le canzoni su Spotify vedi che matura un seguito, ma te ne rendi conto realmente quando fai musica live e vedi quello che hai costruito realmente.

Vi siete un po’ ritrovati un po’ al posto di Coez insomma. A proposito di live, sono in programma altre date e, perché no, un progetto più ampio come un EP? Potete spoilerarci qualcosa?

Lorenzo: possiamo sicuramente dirti che ci saranno dei live, anche abbastanza, da adesso e durante tutta l’estate, alcuni a breve e li annunceremo sui social. Abbiamo in mente di pubblicare sicuramente un EP, ancora non sappiamo quando perché non si sa se sarà un EP o un album in realtà dato che abbiamo parecchio materiale

Benissimo, allora vi aspettiamo con ansia! Per concludere, che consiglio vi sentireste di dare a qualcuno che si è sentito o che magari si sentirà ispirato ad un vostro concerto un po’ come è successo a voi?

Alessandro: mi ricollego ad una frase detta prima da Lorenzo che credo sia un po’ la chiave di tutto, ossia cercare di non concentrarsi troppo sul risultato che si vuole ottenere, ma cercare di sviluppare al meglio la passione che si ha e di farsi trascinare dalle energie positive. Un po’ come è successo a noi che ad un concerto abbiamo chiuso gli occhi, ci siamo fatti trascinare e abbiamo fatto il salto. Abbiamo iniziato a fare musica senza pretese, volevamo solamente che le nostre canzoni trasmettessero la nostra idea. Quindi il consiglio che diamo a chi mai si sentirà ispirato dalla nostra musica è di concentrarsi su quello, sulla sua passione, e di provare al meglio a trasmettere le sue emozioni e la propria visione che il resto poi viene da sé. 

Grazie ragazzi, buona fortuna per tutto!

Grazie a voi!

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a cura di
Giulia Focaccia

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