“Juvenile Street”, ce lo raccontano I Ragazzi del Massacro

“Juvenile Street”, un nuovo disco per I Ragazzi del Massacro, un lavoro stiloso così come loro

In occasione della release del nuovo disco “Juvenile street” abbiamo incontrato I Ragazzi del Massacro, formazione composta da quattro milanesi fortemente influenzati dal post punk, dalla new wave e dal noir ma che dimostrano anche di avere personalità e un proprio stile oltre le etichette di genere.

Benvenuti su Posta Indipendente! Come nasce il titolo “Juvenile street”?

Eravamo indecisi sul titolo, essendo un disco molto eterogeneo e dove abbiamo voluto inserire tutto quello che ci ha influenzato da giovani, non badando a seguire un solo genere, ma appunto miscelare piu influenze possibili.

La settimana prima della registrazione finale è venuta fuori Juvenile street un blues garage che racchiudeva tutte le influenze che ogni componente della band ha avuto. Il testo poi parla appunto della strada della giovinezza come un periodo  di crescita, di sbagli e di grande creatività, dove lo spettro della vecchiaia incombe e spaventa e quindi abbiamo detto: questa è la title track

Da dove nasce l’amore per il post punk e il noir, stili che ritroviamo nel disco?

E’ un amore lungo che arriva dal post adolescenza con tutte le influenze del periodo new wave, un genere che ha sempre avuto pochi limiti rispetto ad altri, come ad esempio il metal, dove i brani hanno quasi sempre le stesse caratteristiche; invece nella new wave e post punk ti perdi. E a noi piace perderci e spaziare. Inoltre il mio incontro con il teatro e la letteratura di Scerbaneco ha fatto il resto.

Diciamo che le vite ai margini ci hanno sempre affascinato e metterle in musica come hanno già fatto molti cantautori anche italiani che adoriamo vedi De Andrè è stato il passo naturale. Ma lo abbiamo fatto a modo nostro con la nostra musica e in inglese, questa scelta è puramente stilistica, I brani in italiano mi spiace ma non girano.

Nella title track cantante di aver perso la strada e domandate come poterla ritrovare. Esperienze realmente vissute? E se sì: quando vi siete persi per poi ritrovarvi?

Tutti si sono persi, altrimenti non puoi aver vissuto una vita  vera, e come detto prima a noi piace perderci. Ci si perde tutti i giorni e ci si ritrova, ma per poi accorgersi di non essersi mai ritrovati del tutto. Quindi non saprei, a volte ho la sensazione di avere ritrovato la strada e a volte no. Ma è questo continuo gioco di dubbi e questo camminare sull’orlo del burrone che tiene alta l’attenzione della creatività. Le certezze ti fanno solo prendere 10 al compito di matematica, ma nella musica, la musica vera, non hanno alcun tipo di valore

Come sono I Ragazzi del Massacro in studio di registrazione? In che modo prendono vita i vostri brani?

In genere arrivo con bozze e tracce di brani che compongo a casa, ma è in sala prova che il brano prende la sua vita reale e la sua essenza. Mi piace il fatto che i pezzi fino a quando non siamo in studio a registrarli non siano mai finiti e a volte anche dopo  continuano ad evolversi.

Questo ha a che fare con il gioco del dubbio di cui parlavo prima. Inoltre il fatto di immaginare un pezzo e poi nella condivisione in sala ognuno mette qualcosa della sua visione e della sua ipotetica filosofia del brano, delle proprie suggestioni, penso sia la forza del gruppo, tutto è inaspettato e senza l’alchimia non sarebbe lo stesso. Inoltre in sala ci piace usare le sovraincisioni, visto che c’è la possibilità.

Carlo Andrea il bassista, suona bene anche le tastiere e quindi sfruttiamo questa sua abilità. Avendo le possibilità lo faremmo anche da vivo, ma il fattore economico ci blocca. Sicuramente se fossimo una band affermata avremmo altri musicisti a seguito

Ci raccontate un momento particolarmente divertente della vostra carriera e uno invece da dimenticare ?

Divertenti sono sicuramente i commenti che arrivano dopo le pubblicazioni dei brani, nessuno azzecca mai gli strumenti, scambiano la tromba con un sax e inoltre quando leggono Sega acustica potete immaginare i commenti su questo tipo di strumento che usiamo spesso in registrazione.

Da dimenticare sono un paio di live davanti al solo barman e ogni volta che dobbiamo scegliere le foto di copertina, litighiamo più per quello che per le canzoni

Quali obiettivi vorreste raggiungere con la vostra musica?

Suonare live il più possibile e partecipare a qualche festival importante europeo. Ma anche qui spesso le risposte sono divertenti, qualcuno ci dice: “tutto molto bello ma siete troppo pop e noi portiamo band Dark”. Altri ci dicono: “siete troppo oscuri e di nicchia…noi gestiamo band pop”.  Ho preso le frasi esatte con cui hanno risposto. Ma credo abbiano ragione, noi non siamo all’interno di nessun genere, abbiamo le nostre influenze ma siamo semplicemente solo I ragazzi del Massacro.

a cura di
Sara Alice Ceccarelli

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