Nolo: Un viaggio nelle vite degli altri

“Le vite degli altri” è il nuovo singolo dei Nolo, fuori dal 1 aprile e distribuito da Artist First. Portano il nome delle loro origini e con esso sono pronti a cantarci i loro attimi di quotidianità, insieme all’attento scrutare delle vite degli altri appunto.

“Le vite degli altri” è un singolo che abbraccia le sonorità pop per stringerle alla ricerca lessicale della musica d’autore. Nolo sono Simone e Giulio e noi li abbiamo intervistati!

Ciao ragazzi, benvenuti su Postaindipendente, come domanda di riscaldamento e vi chiediamo di presentarvi al nostro pubblico e vi chiediamo di raccontarci come nascono i Nolo!

Grazie innanzitutto per l’opportunità di raccontarci! Nolo altro non è che il nome scelto da noi per rappresentare le nostre origini e il nostro rapporto: Simone Milani e Giulio Milanesi (neanche a farlo apposta), vicini di casa fin da bambini, compagni di scuola alle medie, che decidono di trovarsi dopo le lezioni per suonare assieme (rigorosamente male, come tutti agli inizi). Al passare degli anni, questo nostro momento di sfogo ha iniziato ad assumere la forma del grande sogno di vivere di musica, d’arte, d’ispirazione in generale. C’è tanta voglia di raccontare cos’abbiamo dentro, ciò che può essere importante per noi esprimere attraverso parole e musica. Siamo nati e cresciuti a Milano, proprio nel quartiere Nolo (North of Loreto), un quartiere che si è evoluto tantissimo col passare degli anni, un po’ come noi.

Il 1 aprile pubblicate il vostro nuovo singolo “Le vite degli altri” vi va di raccontarcelo?

La canzone è nata circa tre mesi fa, in un momento di forte cambiamento nelle nostre vite. Ci siamo trovati, dopo anni di pandemia, a guardare il percorso che avevamo tracciato fino a quel momento, notando come il futuro fosse ancora tutto da delineare. Abbiamo giudicato le nostre vite ingarbugliate, un po’ come il filo delle cuffie lasciato in tasca: lo avevamo avvolto con cura, eppure non rimangono che nodi. Poi, a vederle da fuori, le vite degli altri (da qui il titolo) ci parevano più semplici, più definite e lineari. Come se loro avessero la chiave per non far annodare il maledetto filo delle cuffie. Eppure, sappiamo che ognuno di noi attraversa fasi dove tutto pare impossibile da affrontare, insormontabile. La canzone prende vita da uno di questi momenti.

Il vostro singolo tratta di un argomento molto importante che è quello dell’immobilità generazionale: pensate che sia qualcosa dovuto all’ambiente circostante oppure è anche il nostro atteggiamento che non ci permette di cambiare le cose?

Quando abbiamo finito il brano, ci siamo domandati spesso se questo timore del futuro fosse originato dal mondo attorno a noi, o da un nostro personale modo di affrontare la crescita e le prospettive.

La verità è che sono molteplici i fattori che, a nostro parere, contribuiscono al nostro immobilismo: gli avvenimenti storici che stiamo vivendo (la pandemia, il cambiamento climatico, anche la più recente situazione ucraina), che rendono il futuro un po’ più opaco e in alcuni casi più spaventoso; esattamente come il confronto con gli altri: quello intergenerazionale, che spesso facciamo, con le prospettive di vita che avevano, ad esempio, i nostri genitori, ed il confronto generazionale viziato dalle immagini che ci colpiscono ogni secondo attraverso i social, che mostrano solo una versione edulcorata della realtà.

Tutti questi elementi tendono a scoraggiarci, a giudicare troppo spesso il nostro percorso, dandoci l’illusione di combinare poco o nulla.

A chi vi ispirate da un punto di vista musicale?

È una domanda molto complessa, perché le ispirazioni sono tante e arrivano da ogni angolo del mondo. Il progetto Nolo nasce con l’obbiettivo di mescolare una ricercatezza del testo tipica del mondo cantautoriale italiano (importanti per noi, in questo senso, sono stati Lucio Dalla e Fabrizio De André), con sonorità Pop più internazionali (ad esempio Coldplay, Mumford & Sons, Bon Iver).

State già lavorando a dei progetti futuri che potete svelarci?

Abbiamo deciso, in questa fase, di parlare a cuore aperto di ciò che abbiamo dentro e che urgentemente vogliamo esprimere, senza particolari progetti a lungo termine. L’idea è quella di raccontare il mondo che abbiamo tenuto nascosto dentro di noi, facendolo uscire una nota per volta. Ovviamente c’è tantissima voglia di tornare a suonare sui palchi. Stiamo lavorando tanto per tornare ad una normalità in questo senso. Abbiamo un infinito bisogno di musica live.

a cura di
Redazione

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