Guidobaldi e il nuovo singolo, l’intervista

Uscito il 19 novembre “Dire di manchi è il nuovo singolo di Guidobaldi, presentato presso il Container San Lorenzo, a Roma.

Matteo Guidobaldi, in arte Guidobaldi, è un cantautore romano, classe 1994. Ispirato da Mina, Paul McCartney e la Vanoni, di giorno è uno studente universitario, di notte scrive canzoni perché beve troppi caffè.
Il suo sound ha due anime: la musica leggera italiana e il brit rock. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo singolo “Cartolina Portuense”, seguito nel 2019 da “Lungotevere”. Nel 2020 ha realizzato il suo disco d’esordio e a marzo 2021 esce “Ponte Vecchio” , entarto in diverse playlist editoriali di Spotify, quali Scuola IndieIndie Italia Indie Triste.

Con il nuovo singolo “Dire mi manchi” , Guidobaldi racconta il senso di inadeguatezza mista a paura che le persone sperimentano di fronte alle responsabilità, ai legami, a tutto ciò che potenzialmente le può impegnare.  Spesso questo avviene anche nei rapporti di coppia, in cui prevale il “non detto” al dire, per paura di creare aspettative troppo grandi da poter soddisfare.

Dire mi manchi, Spotify

Ciao Guidobaldi, benvenuto su Posta Indipendente! La tua musica si ispira principalmente a Mina e Paul McCartney, in che modo ti hanno influenzato?

Ciao! 

Sì, diciamo che sono due mostri sacri che riassumono bene quali sono le mie influenze principali: brit rock e musica leggera italiana. I Beatles e Paul McCartney sono il motivo per cui amo follemente la musica, senza di loro probabilmente oggi non scriverei canzoni. Mina, invece, è la cantante per eccellenza, per il suo stile, la sua immortalità, per i brani che ha avuto il coraggio di proporre, in un’Italia che era ancora molto bigotta. Ringrazio ancora i miei genitori per avermi trasmesso i loro gusti musicali e i 45 giri che hanno gelosamente custodito nel tempo per farli arrivare a me e a mio fratello.

Per quanto riguarda il nuovo singolo “Dire mi manchi”, hai ascoltato la Vanoni e l’album Getz/Gilberto, cosa hai preso dal loro insegnamento e come questo si percepisce nella canzone?

Avevo voglia di raccontare la difficoltà di esprimere i propri sentimenti al giusto momento, la nostalgia di qualcuno o qualcosa che ci era caro e che, per qualche sciocca ragione, abbiamo deciso di lasciare andare, ma anche, allo stesso tempo, una nostalgia di quello che saremmo potuti diventare. Ascoltando questa estate prevalentemente la Vanoni e il disco Getz/Gilberto ho percepito che questo genere di ascolti ricostruivano alla perfezione questo sentimento che sembra essere intraducibile se non con la parola “saudade”. Mentre scrivevo il brano con Marco Proietti, avevamo chiara questa missione di raccontare un sentimento inedito per i miei pezzi. In termini pratici si è tradotta nelle tracce di chitarra bossa nova e di percussioni esotiche che danno a “Dire mi manchi” questo vestito di festa…anche se la festa era il mese scorso!

Per te il film “Scusate il ritardo” di Troisi ha una forte rilevanza, puoi spiegarci in che modo?

Sì, devo dire che è un film che mi ha stregato. L’ho visto per la prima volta circa due anni fa, mentre stavo finendo di registrare il mio primo album e ci ho subito ritrovato dentro molte immagini, situazioni e personaggi che avevo cercato di raccontare nelle mie canzoni, soprattutto le prime sei che raccontavano le fasi di una storia d’amore, per cui poi è stato facile scegliere il titolo del disco. A fine registrazioni, mi è venuto in mente di scrivere un pezzo omonimo che potesse essere la title track del disco, ma sfortunatamente, in quel periodo avevo esaurito le idee e anche il tempo a disposizione. Solo quest’anno sono riuscito a scrivere un pezzo che s’ispirasse direttamente al film: infatti la destinataria del brano è Anna, che nel film è interpretata da Giuliana De Sio, e ho cercato di creare un sequel o una sorta di finale alternativo del film, mettendomi nei panni di Vincenzo, giocando con i suoi sentimenti e con quelli che provavo nel periodo in cui stavo scrivendo “Dire mi manchi”.

Dal tuo primo singolo “Cartolina Portuense” a quest’ultimo c’è una crescita personale? Se sì, parlacene un po’.

Credo proprio di sì. Prima c’era molta ingenuità e avevo poca consapevolezza delle mie capacità. Oggi, grazie alle persone che hanno saputo guidarmi in questo percorso creativo, so che la musica è il mio mestiere, è il mio porto sicuro. Avere l’opportunità di lavorare con persone entusiaste della tua musica o dell’idea che hai della musica è fondamentale: ha fatto sì che prendessi coraggio e che mi dedicassi alla scrittura con maggiore attenzione, senza mai accontentarmi della prima parola appoggiata sul foglio di carta. Tra Cartolina Portuense e Dire mi manchi si può percepire lo stesso entusiasmo, ma una scrittura più matura: in fondo, ho scavallato i 25 anni, mutano i contesti e il punto di vista di chi scrive è portato, per forza di cose, a cambiare.

Anche la produzione è diversa: le canzoni del disco sono state scritte da me, gli arrangiamenti sono frutto della collaborazione di tanti artisti diversi da Nicola D’Amati a Marco Proietti, da Walter Pandolfi ad Andrea Zarrilli; mentre Dire mi manchi l’ho scritto assieme a Marco Proietti che ha prodotto e suonato il tutto con l’aiuto cruciale di Riccardo Toni nelle registrazioni e nei mix. È stato un lavoro diverso, ma di cui siamo tutti molto soddisfatti: c’è continuità rispetto al lavoro precedente, ma anche qualche esperimento in più. 

C’è già qualche progetto in porto per il futuro della tua carriera?

Con Scusate il ritardo, ho voluto omaggiare, a modo mio, tutta la musica che mi ha cresciuto da Mina a Paul McCartney, ora sono pronto a esplorare mondi paralleli, servendomi degli insegnamenti maturati in questi anni e Dire mi manchi è il primo assaggio o una sorta di tappa intermedia. Sono attualmente a lavoro su nuove canzoni a cui voglio dedicare tutto il tempo possibile: non ho intenzione di pubblicare per pubblicare, viviamo in un tempo di grande sperpero di idee a volte anche solo abbozzate, io invece credo molto nella cura, solo così possiamo arrivare al cuore delle persone e fargli provare quel brivido che cercano dopo due anni di restrizioni e di piani stravolti.

a cura di
Chiara Zago

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