Intervista a ComeCarbone: in bilico fra il rock e la canzone d’autore

Dopo l’uscita del singolo “Prima di perdersicomecarbone torna con il suo nuovo brano “La Cattedrale di Notre Dame“. Si tratta di un brano elettronico dalle tinte pop molto vicino a quello che è lo stile dei Baustelle. Comecarbone è un’artista a 360gradi che riesce, tramite la sua musica, a coniugare diversi generi ed esperienze.

Ciao Comecarbone, grazie per la disponibilità! Prima di tutto, come stai? Come sta andando il post uscita del tuo nuovo singolo “La Cattedrale di Notre Dame”?

Ciao, sto bene, mi sento in forma ultimamente. Il singolo sta avendo un buon riscontro, ne sono felice. Siamo ancora in fase promozionale e non riesco mai a godermi appieno questi momenti, perché penso alle tante cose da fare e mi chiedo sempre “chissà se interessa quello che faccio, se arriva alle persone”. Sono un po’ così.
Direi che tra un po’ inizierò a godermi i frutti di quanto fatto e tireremo le somme.

Della “La Cattedrale di Notre Dame” mi ha subito incuriosito il titolo, c’è un significato preciso dietro questa scelta?

È lei che ha scelto di far parte di questa canzone, non io. Stavo alla chitarra in un tardo pomeriggio di aprile provando a tirare giù degli accordi, alcune parole, con in mente un argomento ben preciso, una storia personale, quando mi ha colto la notizia dell’incendio. Un’ispirazione che entra in un processo creativo già in corso, qualcosa di abbastanza raro. E in modo naturale quell’evento è entrato nel pezzo. La scelta del titolo mi sembrava doverosa.

“Prendi la rincorsa e vola” questo è l’inizio del ritornello, una frase che a primo impatto fa’ subito effetto. Queste bellissime frasi cantante sopra un beat elettronico dalle tinte pop molto vicine a quelle dei Baustelle. Hanno avuto una qualche influenza sul tuo progetto musicale?

I Baustelle sono uno dei miei riferimenti musicali principali. Averli conosciuti in una certa fase della mia vita e crescita artistica ha significato tanto. Nonostante ciò, è una influenza che accolgo volentieri, ma che non entra spesso nelle cose che faccio, credo ci sia in questo brano, ma molto meno in tutto il resto della mia produzione. Guardo a loro come a uno dei migliori esempi di come si possa coniugare pop, raffinatezza, poesia, di come si possano unire tragedia e frivolezza.

in copertina Comecarbone
Il pezzo è stato arrangiato in collaborazione con altri artisti quali Mico Argirò, alle tastiere e Giuseppe Foresta (Lanavetro) alle chitarre e ai cori, per finire con Pierfrancesco Vairo, alla batteria. Puoi raccontarci come è nata questa collaborazione? Avevate già lavorato in passato o è stata la prima volta?

Mico e Giuseppe sono due cantautori e musicisti che stimo molto, oltre che cari amici, e sono felice di essere riuscito a lavorare a braccetto con loro in questo pezzo. Sono riusciti a impreziosirlo con elementi che non sono probabilmente nel mio bagaglio personale. Devo probabilmente a loro l’elettro e il pop dell’arrangiamento, io mi prendo la parte rock. Con Pierfrancesco abbiamo condiviso begli anni negli Entropia, una mia band di diversi anni fa, e abbiamo lavorato assieme a tutte le batterie del disco. Sono molto felice di essere tornato a collaborare con lui dopo diverso tempo.

In questi mesi hai preso parte alla compilation “Non importa” che celebra i 30 anni dall’uscita di Nevermind dei Nirvana, come è stata l’esperienza?

Un’esperienza fantastica, perché mi ha permesso di lavorare sulle mie radici. I Nirvana sono uno dei motivi principali per i quali mi sono avvicinato alla musica. Grazie a loro ho capito quanto potente potesse essere una canzone, e il rock come attitudine alla vita. Inoltre ho avuto modo di collaborare ancora una volta con Luciano Tarullo e Mico Argirò, questa volta non a un pezzo mio. La compilation uscirà a breve, non vedo l’ora.

Un’ultima domanda, appena ho letto il nome del tuo progetto musicale (Comecarbone) ho subito pensato al fatto che potesse essere, in qualche modo, legato al tuo cognome (Carbone). È così o c’è dell’altro dietro questa scelta?

In parte è così. Volevo marcare l’idea che questo è un progetto creato da me, di mie canzoni, cantato da me, ma non esaurisce quello che sono da un punto di vista artistico. È un progetto a cui hanno partecipato già diverse persone e che ne coinvolgerà altre, una sorta di laboratorio aperto. Inoltre il nome fa riferimento al carbone, come materiale. La mia musica è come carbone, nera, sporca, profonda, polverosa, infiammabile. È su questo che lavoro in questo progetto, sullo scavare in fondo alle mie emozioni e far uscire fuori anche gli aspetti meno piacevoli o dei quali è meno semplice parlare.

a cura di
Ilde Stramandinoli

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