Fermata “Porta Vescovo” per Problemidifase

Non sempre i problemi di fase sono soltanto un qualcosa di passeggero, lo sa bene Samuele aka Problemidifase (tutto attaccato) che dopo il suo nuovo singolo Porta Vescovo” ci porta in quello che è un suo falshback amoroso condensato in una canzone. Incuriositi dalla peculiartità di questo progetto, non abbiamo dunque esitato a scambiare direttamente con l’artista quattro chiacchiere sulla sua musica e su tutti quei tipi di problemi che non sono sempre e solo delle fasi.

Ciao Samuele, benvenuto su Postaindipendente! Partiamo dalle presentazioni: “Problemidifase” è il nome del tuo nuovo progetto, come nasce l’idea di un nome così peculiare?

Ciao ragazzi, è un piacere essere qui!
Il nome del progetto è nato per caso in una conversazione su WhatsApp con un amico (devo ringraziare pubblicamente Luca Ventura) che mi ha detto come in una demo che gli avevo inviato ci fossero dei problemi di fase. Per i meno studiati (detta in modo molto semplice) quando due forme d’onda sono molto simili e, venendo riprodotte insieme, al posto di sommarsi si cancellano a vicenda, si dice che sono fuori fase.
Mi è sembrata subito una bella metafora di alcune dinamiche che vengono raccontate nei pezzi che scrivo, soprattutto quelle legate ad una relazione amorosa.

Passiamo al tuo singolo di debutto “Porta Vescovo”: in che modo questo luogo diventa rilevante per il messaggio che vuoi veicolare con questa canzone?

La stazione di Porta Vescovo è stato un luogo che per un periodo mi ricordava della relazione di cui parla questo pezzo. Il messaggio della canzone è più legato ai sentimenti contrastanti che provavo durante questa relazione, ossia il voler stare assieme ad una persona ma sentire allo stesso tempo che si starebbe meglio lontani.

Hai dichiarato che è stata scritta per la maggior parte utilizzando i “messaggi importanti” salvati su WhatsApp: come ti è venuta questa idea e piuttosto sono venuti a rivendicarteli in caso avessi usato messaggi scritti da altri?

L’idea di prendere frasi dette o scritte nella vita di tutti i giorni e di metterle nelle canzoni penso sia comune a molti artisti miei contemporanei. Per citarne una (che è anche una mia grande ispirazione al momento) riporto la frase di Phoebe Bridgers che spiega il testo di Garden Song: “My imagination is not as creative as my reality.” In quella canzone Phoebe riporta letteralmente una frase che le era stata detta da una dottoressa durante una visita.
A volte basta stare attenti alle cose che succedono intorno, non sempre serve cercare metafore particolari o spremersi le meningi, a volte riportare la realtà, la banalità (e non) del quotidiano ci dà già tutto l’occorrente per scrivere una bella canzone.
A dir la verità, le persone che hanno mandato i messaggi conoscono bene tutti i riferimenti presenti nella canzone, non ne ho mai fatto un segreto ai diretti interessati, anzi ho spesso chiesto il permesso per utilizzare le frasi.

Chi sono stati i tuoi punti di riferimento artistici per le tue ultime creazioni musicali?

Allora, sicuramente Bon Iver, Ben Howard e Phoebe Bridgers, al momento la mia top 3 artisti preferiti. Sono però un grande fan della musica Ambient e del Post-Rock più etereo, quindi aspettatevi cose molto atmosferiche in futuro.

Hai già in mente secondo te come si possono risolvere proprio questi problemi di fase a cui fate riferimento voi?

Bisognerebbe analizzare ogni problema per rispondere a questa domanda (e non sono pochi! Hahah) e non credo sia fattibile in questa sede.
Diciamo che il nome del progetto è lì apposta per ricordarmi che ogni problema è legato ad una fase della propria vita e che cambierà e si trasformerà con la crescita personale, il che, devo dire, è piuttosto rassicurante.

a cura di
Ilaria Rapa

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