Intervista a A. Esmeralda e M. Menchise, “gonna meet soon” il singolo per esplorare nuove strade

Il 18 ottobre è uscito il brano gonna meet soon di Angela Esmeralda e Marco Menchise, un progetto nato a caso ma che promette bene.

Angela Esmeralda è una voce oltre genere, amante del jazz e da anni portavoce del blues italiano anche all’estero. Marco Menchise è invece chitarrista e producer, si muove con disinvoltura tra la black music e il jazz. I due artisti hanno sperimentato molto nella loro carriera musicale e ora si ritrovano uniti stabilmente in un probabile progetto futuro. In occasione dell’uscita del brano gonna meet soon abbiamo avuto modo di fare qualche domanda ai due artisti.

Ciao Angela e ciao Marco, volevo iniziare chiedendovi come è nata questa collaborazione tra voi due e come mai questa scelta di unirvi per creare questo progetto?

Marco ed io siamo amici da diversi anni ed abbiamo avuto già occasione di collaborare nell’ultimo disco del suo progetto (“Marea” dei THINKABOUTIT). L’estate appena passata ci siamo incontrati, inaspettatamente, e da lì abbiamo cominciato a vederci per mettere mano su alcune bozze già in cantiere. Marco ha un playing molto accogliente e, da buon evidenziatore, è una delle prime cose che ho sottolineato, ma gonna meet soon è nata in modo totalmente spontaneo. gonna meet soon è la testimonianza di quanto la musica possa superare ogni distanza, ogni incomprensione.

Angela, “gonna meet soon” potrebbe essere l’inizio di un tuo progetto solista?

Come dicevamo, ci siamo incontrati per far respirare delle idee a cui tengo molto, alcune delle quali stanno già prendendo forma. Non si parla di duo, ma di un progetto con una formazione allargata. Al momento, d’altronde, sto lavorando a progetti di terzi ed altre collaborazioni, scrivendo testi e melodie. Ho l’urgenza di scrivere, ma non tutto deve necessariamente uscire. La musica oltre ad un’attitudine credo sia una pratica, come il rispetto, la comprensione, “l’eccellenza”.

Ascolta il brano gonna meet soon su Spotify.
Angela, sicuramente c’è un radicale cambio di stile e approccio rispetto ai tuoi progetti precedenti. Da cosa è nata questa esigenza rispetto al solito?

Premesso che dallo stereo al walkman al telefono ho sempre ascoltato musica, la più disparata e in maniera più che appassionata, incontrollabile e analitica per alcuni aspetti. La vita ti dà un’identità e non la puoi ignorare ma, almeno per quel che mi riguarda, questa identità ha sfumature, nonostante capita che passino in secondo piano, dovendo scegliere una strada. Io scelgo di essere me stessa, consapevolmente ed emotivamente ed è per questo che preferisco, lì dove possibile scrivere ciò a cui darò voce, dalla melodia ai testi, appunto. Sono quasi certa che il carattere di gonna meet soon sia sì la commistione di due sensibilità che si stanno incontrando, ma anche il frutto di una grande sincerità che non ha bisogno di forza per farsi ascoltare.

Quanto conta per te l’esplorazione di nuovi linguaggi ed approcci in musica?

In bene o in male, sono una persona curiosa, ma non una ricercatrice spasmodica. Confesso però che spesso, che io sia ferma o in movimento, sento l’esigenza di ascoltare qualcosa che non è ancora arrivato alle mie orecchie ed è certo che c’è ancora tanta musica da ascoltare e mi auguro ce ne sia sempre di più interessante, che mi stupisca e mi faccia bene ad ogni livello, ma è anche probabile che quel che cerco sia la forma concreta di alcuni dei miei infiniti appunti audio.

Angela Esmeralda.
C’è stata qualche influenza, sento echi di Emiliana Torrini e Joni Mitchell al suo interno, o sbaglio?

Rispettiamo queste due grandi artiste. Una più dell’altra ha cambiato la propria visione di fare musica nel tempo, ampliando, magari inconsapevolmente, anche la nostra. La dimensione acustica, intima e per niente patinata di “gonna meet soon” potrebbe rimandare ad alcuni universi sonori, ma non necessariamente gli stessi che ci hanno ispirato negli anni.

Marco, la base con questa chitarra, seppur scarna ed essenziale, si addice molto al mood che questa composizione vuole trasmettere, come ti è venuta l’idea?

Nel periodo in cui è nato il brano, Angela ed io eravamo fisicamente molto lontani. In quei giorni ero in vacanza in Salento ed avevo con me una chitarra classica che suonavo da bambino e che avevo abbandonato da tempo in un ripostiglio. Lavorando su alcune idee che avevo in testa, ho pensato alla distanza che ci separava, dunque all’impossibilità di fare musica insieme. Come un flusso di coscienza, ho fatto partire la registrazione di una nota vocale su Whatsapp e ho composto in modo estemporaneo, trasformando in musica quella sensazione di nostalgia che stavo vivendo.

Marco Menchise.

Messaggio visualizzato, riprodotto e lasciato senza risposta… fino alla sera, quando la risposta di Angela dall’Alto Adige è stata un’altra nota vocale. Aveva aggiunto questa bellissima linea vocale agli accordi che avevo pensato per lei: magicamente il brano aveva acquisito un’altra dimensione. Entusiasti del risultato, abbiamo inoltrato la traccia a Trulletto Records che ha permesso a questo incontro di oltrepassare la soglia della sfera privata concretizzandosi nel migliore dei modi.

Questo pezzo accompagnerà sicuramente le mie serate più riflessive, avete progetti per i prossimi pezzi?

Continuiamo a scrivere per noi. Condividiamo idee, composizioni, testi e desiderio di dar vita a tutto questo.
Continuiamo ad inviarci note vocali…

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a cura di
Luca Montanari

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