“Lega!”, il nuovo singolo del cantautore Puscibaua

Puscibaua, all’anagrafe Nicola Papapietro, è un cantautore umbro di 29 anni. Il suo progetto si contraddistingue per l’estrema cura nella scrittura dei pezzi, ora irriverenti e ironici, ora più intimistici. Nelle canzoni di Puscibuaua, troviamo spesso elementi sorprendenti e improvvisi, che credo siano il vero punto di forza del cantautore. Il suo approccio con il mondo della musica avviene all’età di cinque anni, con l’organetto, prima, e con il  pianoforte poi. Nel 2017 ha pubblicato il suo primo EP “La Bestemmia” (autoprodotto), nel 2018 vince le finali regionali del festival Arezzo Wave e partecipa alle finali nazionali: l’anno seguente è in finale a MArte live (Roma).

In questi anni ha condiviso palchi con nomi importanti della musica italiana, da Giorgio Poi a La rappresentante di lista, passando per Iosonouncane e Lucio Corsi. Lo scorso settembre è uscito il suo nuovo singolo “Lega!”, una canzone ironica che si prende gioco dell’omonimo partito e del suo leader, ma al tempo stesso si propone di essere una critica più generica alle promesse degli uomini di potere e rispettivi seguaci.

Ciao, Nicola. Nel preparare queste domande, ho volentieri ascoltato la tua discografia e ho scoperto un progetto – “Puscibaua” – originale, con soluzioni testuali e musicali spesso inaspettate e sorprendenti. Ogni canzone vive di vita propria, nonostante sia riconoscibile una sorta di fil rouge che rende riconoscibile la penna dell’autore. Ci parli un po’ della genesi del tuo progetto? Quali sono le tue influenze?

Ciao! Quello che hai notato è proprio ciò che il più delle volte ricerco nella scrittura dei miei brani, perciò ti ringrazio particolarmente per questa tua analisi.
Credo che questo progetto sia nato dalla somma delle diverse esperienze artistiche in cui mi sono impegnato nel corso degli anni.
Esperienze che poi hanno trovato in modo abbastanza imprevisto un punto di incontro nella scrittura di canzoni.
La musica è stata la prima scintilla. Ho iniziato intorno ai 5 anni prendendo lezioni di organetto (una sorta di fisarmonica in miniatura), strumento che poi ho accantonato per dedicarmi allo studio del pianoforte.


Nel frattempo muovevo i miei primi passi nel teatro, seguendo nelle sue avventure mio padre, regista e pittore francese. Mi sono appassionato presto anche alla lettura e alla scrittura di poesie e racconti, per arrivare ad un’altra grande infatuazione: quella per i cortometraggi.
Nel 2011 – in un periodo di grande confusione – mi sono avvicinato alla chitarra da autodidatta, spinto soprattutto da un’improvvisa e travolgente “cotta” per la musica, i testi e la vita di Bob Dylan.
Così ho iniziato a scrivere le mie prime canzoni e così, grazie al supporto di alcuni amici musicisti, sono arrivati presto anche i primi concertini in giro per la mia regione, l’Umbria.

Mi è sembrata evidente la voglia di libertà nella tua musica, la voglia di non etichettarsi, di sperimentare tutte le possibili soluzioni. Idem dicasi per i testi delle tue canzoni, ora ironiche e socialmente impegnate, ora introspettive ed intime. Come nasce una canzone di Puscibaua?

È vero, ho sempre avvertito un forte bisogno di libertà nella musica. Anche perché le mie canzoni sono figlie dei miei ascolti (cosa che d’altronde vale un po’ per tutti), e i miei ascolti sono sempre stati estremamente variegati.
Se proprio dovessi scegliere un genere preferito direi il folk, per la sua capacità di farmi sentire sempre a casa, ma in realtà mi piace tutto ciò che… mi piace, indipendentemente dalle classificazioni: dalla classica al rock, dal jazz al rap, dal pop alla musica elettronica e sperimentale.
Per questo motivo apprezzo particolarmente gli artisti curiosi, quelli che viaggiano su percorsi musicali variegati. I miei brani, dunque, nascono dalla ricerca di qualcosa che possa stupire anzitutto me, sperando poi di incuriosire anche gli ascoltatori. Per questo, dopo aver composto lo scheletro di una canzone, cerco sempre di avere al mio fianco musicisti migliori di me e con visioni artistiche non necessariamente simili alle mie, con i quali esplorare soluzioni inaspettate.


I testi li scrivo io e sono la parte più intima del progetto, quella in cui mi sento di essere più esigente.
È difficile descrivere la nascita di una canzone perché ognuna ha una genesi tutta sua: a volte le scrivo di getto, a volte sono il frutto di pensieri appuntati negli anni, a volte la musica piega le parole e a volte accade il contrario. Però nascono sempre da un bisogno sincero di comunicare qualcosa, anche come sfogo. E in effetti ho sempre visto le mie canzoni come una sorta di diario in cui annoto ciò che mi capita nel mondo delle cose e nel mondo delle idee.
Dunque il fatto che questi testi vengano ascoltati da altre persone è quasi un effetto collaterale, anzi è un pensiero che allontano perché mi impedisce di essere realmente autentico mentre scrivo.

Parliamo del tuo ultimo singolo “Lega!”, disponibile dal 10 settembre 2021 su tutti i digital stores. Il titolo è già tutto un programma, come si direbbe in questi casi: «ogni riferimento a persone o fatti NON è puramente casuale». Lega! è una canzone ironica, leggera, estremamente godibile: mi fa venir voglia di venire ad un tuo live e saltare durante il ritornello.
Dietro questa leggerezza di fondo, però, è celata un’incredulità da parte del protagonista della storia, quasi non credesse nemmeno lui al fatto che qualcuno, cito testualmente: “creda a tutto ciò che dico/ giura di essermi fedele”.
Personalmente l’ho ritenuto un approccio alla scrittura assolutamente non telefonato, una scrittura che ti fa sorridere, ma, contemporaneamente, lascia anche l’amaro in bocca quando ci si rende conto che il nostro protagonista potrebbe – Dio non voglia – un giorno guidare questo paese. Quale messaggio volevi affidare a Lega!? Come si risponde ad una politica in cui è consentito dire tutto ed il contrario di tutto a distanza di poche ore?

Quando ho scritto “Lega!” avevo ovviamente in mente tutta quella serie di riferimenti NON casuali ad una determinata parte politica. Nel suo complesso però la canzone parla di un atteggiamento che ritrovo in altre fazioni e che viene permesso dall’ingenuità dei creduloni. Ma su un piano ancora più generale, “Lega!” descrive in qualche modo anche ciò che avviene comunemente fra le persone.
Non ho assolutamente risposte per “curare” la politica e credo che oltretutto non sia nemmeno facile capire quando abbia iniziato ad ammalarsi. Lo sconfinato accesso alle informazioni di cui oggi godiamo rende più evidenti e spettacolari le crisi, gli scandali, le urla, e la politica ha capito bene che per essere seguita deve intrattenere il suo pubblico. Crisi, scandali e urla che però hanno sempre fatto parte di questo mondo.


Credo che per ora si possa solo limitare l’avanzata del degrado, cercando di prendere decisioni davvero ragionate quando siamo chiamati a farlo, con la consapevolezza però che un vero rinnovamento si può ottenere solo con uno sforzo ben più grande, più rivoluzionario di una rivoluzione.

Nel 2017 hai pubblicato il tuo primo EP “La Bestemmia”, so che sei al lavoro sul tuo primo album che dovrebbe essere rilasciato nel 2022. Ci fai qualche spoiler su questo lavoro?

Posso dirvi che, al di là dell’album che dovrei realizzare il prossimo anno, in generale sto lavorando per fare delle pubblicazioni più costanti. Nel corso del tempo ho scritto molte canzoni (a novembre il mio progetto compie 10 anni di vita), ma per motivi per spiegare i quali servirebbe un’altra intervista ne ho effettivamente registrate ancora relativamente poche. Parallelamente, e con la vivissima speranza che questo accenno di ripartenza non subisca nuovi intoppi, sto lavorando per riprendere l’attività live. Prima della pandemia mi esibivo spesso, da solo o in band, nella mia regione o fuori. Poi il grande stop, che ha agevolato alcune riflessioni sul mio futuro musicale.
L’unico spoiler che mi sento di fare è che cercherò sempre di mantenere nel mio lavoro le caratteristiche che hai scovato nella tua prima domanda.

a cura di
Donato Carmine Gioiosa

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