I Post Fata Resurgo pubblicano il loro primo disco

I Post Fata Resurgo sono un duo di Castellammare di Stabia formato dal rapper Mauro Marsu e dal polistrumentista Salvatore Torregrossa. Nel dicembre 2020 hanno pubblicato l’Ep Assaggi, preludio a Post Fata Resurgo, il primo disco ufficiale della coppia. Assaggi aveva mostrato un’attenzione alla tradizione di Castellammare, città in provincia di Napoli dalla storia secolare, e alla stessa tradizione napoletana teatrale con due omaggi al drammaturgo Raffaele Viviani nei brani ’O rap d’e scugnizze e Veleno. Una tradizione sapientemente unita a sonorità urban ed elettroniche. L’approccio rimane lo stesso nell’album, ma Torregrossa e Marsu approfondiscono il discorso di sperimentazione soltanto iniziato nell’EP. L’esempio lampante è il brano 22 e 55 Museca. Brano che fin dal titolo strizza l’occhio alla cultura napoletana. Nella smorfia, infatti, il 22 è il numero del pazzo mentre il 55 è la musica. 4 minuti di assoluta sperimentazione, con una base che spazia fra 15 generi musicali, con Marsu che cambia flow e mood a ogni quartina. Intro, strofe e ritornello che cambiano in continuazione tra funk, reggae, reggae, rock, swing, musica classica, house, tammurriata, musica africana e tribale, cubana e disco music.

Post Fata Resurgo, il cuore del disco

A fare da padrona dell’intero album, in maniera più preponderante, è l’immagine di Castellammare. La città tributata nell’Ep qui assume una maggiore centralità. Emblema di questa svolta è la track numero numero: Banchina e zi Catello insieme al vocalist Tony Staiano. Un brano che può essere un po’ la versione stabiese della indimenticabile Anna e Marco di Lucio Dalla. La banchina di zio Catello è un posto storico della città, situato alla fine del lungomare. Su questa passeggiata, i due anziani Anna e Mario ricordano la loro giovinezza e i tempi andati. Se per Anna e Marco, prevale la noia della periferia, della quotidianità e la necessità di dare andare via alla ricerca di nuovi stimoli, Anna e Mario (solo una coincidenza l’assonanza dei due nomi?) guardano il mare con malinconia. Pensano a quei giorni in cui percorrevano la banchina di zio Catello con forza e entusiasmo, svaniti con il passare del tempo. Nelle acque non più il riflesso della città che conoscevano ma un mondo in cui non si riconoscono più. C’è anche spazio, inoltre, per una critica sociale per lo sviluppo industriale di Castellammare. Per quella Fincantieri che un tempo era il fiore all’occhiello della città ma che negli anni non ha rispettato le promesse di sviluppo e benessere: “Sta rena ca s’he fatta prato senza sciore/ St’acciaio ca s’he fatto sangue senza addore” (Questa spiaggia che si è fatta prato senza fiori/ Quest’acciaio che si è fatto sangue senza odore).

Le collaborazioni

Un’altra forza del disco sono le collaborazioni. Oltre quella con il vocalist Tony Staiano, degni di nota i featuring con le Ebbanesis, il duo formata da Viviana Cangiano e Serena Pisa, nel brano Acqua d”a Madonna e quelli con il sassofonista Daniele Sepe in Mamma d’’o Carmene e con il flautista Domenico Guastafierro in Chello ca move ‘o sole e ll’ati stelle. Un brano impreziosito anche dalle voci di Rosalba Alfano e Sally Cangiano. Il loro contributo arricchisce il disco e lo conduce verso una direzione diversa rispetto il lavoro precedente. Se nell’Ep, le atmosfere cupe evocate dal brano Veleno erano preponderante, adesso il duo mette in musica un mood cambiato. Emergono degli elementi critici della società e del mondo della musica ma attraverso un approccio meno dissacrante e più costruttivo. Se nel primo hanno voluto distruggere certe Catene, in Posta Fata Resurgo mostrano la via per costruire una nuova strada.  Chello ca move ‘o sole e ll’ati stelle è infatti una reinterpretazione in chiave rap del famoso verso dantesco che elogia la forza motrice del mondo e vuole dare mostrare un cambiamento positivo, sia personale che collettivo. Mentre Mamma d’’o Carmene è un brano che punta forte sull’ironia, citando anche “Ricomincio da Tre” di Massimo Troisi. E chi meglio di Troisi ha saputo mostrare, attraverso la sua ironia, la forza della timidezza e della sensibilità?

Il finale

Il disco termina infine con il brano omonimo “Post Fata Resurgo”. Brano in cui ritorna la voce di Rosalba Alfano e si aggiungono anche i cori degli ultras della Juve Stabia, la squadra di calcio della città. È la lettera d’amorefinale alla loro città, il loro invito a superare tutte le difficoltà e le brutture che l’hanno coinvolta, destandosi dall’inerzia. D’altro lo dice il loro nome che è anche il motto della città: Post Fata Resurgo “Dopo la morte torno a rialzarmi”.

a cura di
Angelo Baldini

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