Intervista a Flavio Zen per il nuovo singolo

Quest’estate è uscito “Sotto la mia pelle”, il nuovo singolo di Flavio Zen. Questo brano, insieme al precedente, segna un nuovo percorso musicale per l’artista che passa dal rap a un indie hip hop. Andiamo a scoprire perché questo cambiamento e cosa c’è dietro la canzone.

Ciao Flavio Zen, benvenuto su Posta Indipendente. Sei un artista che ha davvero molto da dire e infatti vanti un gran numero di produzioni musicali. Non solo hai anche un bel fan club molto attivo. Se dovessi dare un consiglio ad un musicista che inizia ora la sua carriera, quale sarebbe?

Grazie mille ragazzi, è un piacere essere vostro ospite. Allora, sarò schietto, il mio consiglio è di trovarsi un lavoro.
Ok, può sembrare una risposta lapidaria e dissuasiva ma non lo è. Non dico questo per scoraggiare chi vuole fare questo mestiere a lasciar perdere, anzi, è il contrario. Molti scelgono di intraprendere una carriera artistica attirati dai risultati di chi ce l’ha fatta senza considerare quante battaglie quello stesso artista ha dovuto affrontare. Fare della propria passione il proprio lavoro non significa fare sempre ciò che ti piace. Bisogna accettare dei compromessi, come tutti i campi e avere la tenacia di fronteggiarli senza mai indietreggiare.

Le cadute sono molto più frequenti delle rialzate, almeno in questo ambito, quindi preparati a investire tanto tempo e tanto denaro, per cui, avere una fonte di guadagno (non per forza il lavoro dei tuoi sogni) ti aiuterà ad avere più libertà finanziaria per poter investire sul tuo sogno.
Io ho fatto e faccio tutt’ora così.

Qual è secondo te il modo migliore per creare una comunità di fan?

Essere sincero, sembrerà banale ma la gente si affeziona a gente come loro, diventiamo amici di chi è come noi. Se costruiamo un personaggio troppo elaborato risulterà finto e attireremo a noi una schiera di fan che sono li per l’invidia di ciò che pensano che tu abbia, non per ciò che sei. Sinceramente voglio evitare la gente che paga il biglietto per vedermi solo per lanciarmi i cubetti di ghiaccio o sabotarmi il live.

Quest’estate è uscito “Sotto la mia pelle”. Questo è il secondo singolo che si muove in un sound differente rispetto ai precedenti lavori. Come sei arrivato a questa scelta e a questa evoluzione della tua musica?

Faccio musica da quando ero un bambino e ho iniziato a fare rap alle superiori. Dopo tanti anni mi sono semplicemente stancato di fare sempre la stessa cosa e ho sentito il bisogno di un upgrade, ho preso lezioni di canto e ho imparato non solo a gestire meglio la mia voce ma ho capito anche cosa mi piace davvero fare, cosa che facendo rap non capivo. Ho costruito uno stile personale che la gente che mi segue riconosce anche se faccio un pezzo interamente soul, mi ritengo molto fortunato ad aver trovato ciò che cercavo. Ma è stato un lungo viaggio, e ancora c’è tanta strada da fare.

Quali sono gli artisti che hanno ispirato la tua musica?

Sono tanti, e variano a seconda dei periodi che vivo, la maggior parte degli artisti che mi ispirano hanno a che fare più col sound, e certe cose cambiano coi trend. Negli ultimi anni mi sono ispirato moltissimo a Joji, l’ex youtuber che iniziò a “rompere” internet coi soui video ma ci sono dei punti fermi della musica che mi ispirano costantemente al di là dei trend, Parlo di Mango, Lucio Battisti e Luigi Tenco per quanto riguarda la musica italiana, Donny Hataway, Marvia Gaye e una sfilza infinita di artisti soul della seconda metà degli anni ’70.

Come gestisci il tuo lavoro? Fai tutto da solo o ti affidi a dei professionisti?

Ho fatto tutto da solo per anni, anni… Sono molto pignolo e raramente mi fido a far toccare le mie cose ad altri. Ma andando avanti mi sono reso conto che era da pazzi. Gestisco ancora la maggior parte del mio lavoro da solo ma alcune cose le ho delegate.
Ad esempio i video, prima facevo tutto da solo, e a volte mi capita ancora quando i miei due videomaker sono impegnati (Fabrizio Chirico e Toma Azzarone, che saluto, vi vedo bros!), e anche per quanto riguarda i master dei miei brani, ora delego tutto a un mostro in questo campo che è il mio amico Valerio Cecchi alias Memory. Per quanto riguarda invece la scrittura, le produzioni musicali e la grafica faccio tutto da solo.

Sono tanti anni che suoni, raccontaci l’aneddoto più divertente della tua carriera

Oh wow, non saprei davvero da dove iniziare, ho iniziato a fare live a 16 anni e ora ne ho 30 (anche se preferisco dire 21, così a caso) quindi vi lascio immaginare quante ne abbia potuto vedere.
Ecco ce l’ho, durante le riprese del video di Polvere, diretto da Fabrizio Chirico, molta gente si fermo a fare video con il telefono o a chiedermi informazioni. Girammo alcune clip al mercato del mio paese natale, Francavilla Fontana in Puglia, in pieno giorno. Un signore mi ferma e mi fa:
“Ma sei un cantante?”
E io:
“Si”
“Ah bello, ma sei famoso?”
“Ancora no, ma ci sto lavorando”
Lui allora probabilmente riconobbe gli ultimi strascichi del mio accento e mi fa:
“Ma per caso sei di Francavilla?”
“Si si”
“Ahhhhh ma vaffan***o allora!”
Fine.

LEGGI ANCHE – “Era scritto” è il nuovo singolo dei Solisumarte: l’intervista
LEGGI ANCHE – Enraged Monkeys, il Metal ritorna alle origini della specie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.