L’indie folk dei Calembour: l’intervista

I Calembour sono un gruppo musicale indie-folk formatosi nel 2017 a Torino e composto da Marco Cibonfa (voce, chitarra, batteria) e Andrea Criniti (voce, banjo, mandolino).

Sin dagli esordi la band conduce unʼintensa attività live in Italia e nel nord Europa, affiancata da altri musicisti. Durante la pandemia di Covid-19, il gruppo lavora alla produzione di nuovi brani. Tra questi la prima release sarà “Hey Ginevra”, brano scritto durante un day-off dellʼultimo tour, sulle sponde dellʼomonimo lago svizzero.

Ciao Calembour! Voi siete due polistrumentisti ma qual è lo strumento che preferite suonare in assoluto?

Ciao! Ci divertiamo a suonare diversi strumenti è vero, molto spesso con un approccio naïf, però quello che rimane il “nostro” è senz’altro la combo banjo + chitarra acustica.

Diciamo che la vostra carriera è iniziata in Italia ma poi ha preso rapidamente una svolta internazionale, a partire dalla scelta dell’etichetta statunitense “Standby Records”. Sin da subito avete cominciato ad intraprendere tour prima nel Nord Europa e poi nel resto del continente. Ma in Italia invece l’indie folk è sottovalutato?

Si la nostra breve carriera ci ha portati sin dai primi mesi a confrontarci con un pubblico diverso da concerto a concerto, l’esperienza poi con l’etichetta del North Carolina è stata un ottimo biglietto da visita per le prime uscite dalla penisola. Noi non crediamo che in Italia il Folk sia un genere sottovalutato. Le nostre esperienze ci suggeriscono che sia più un problema di credibilità nel suonare da italiani un genere musicale così radicato nella cultura americana, cosa che non abbiamo percepito fuori dai confini collaborando anche con diversi artisti statunitensi e nord-europei in alcuni live shows.

Calembour in concerto
“Hey Ginevra”, il nuovo pezzo uscito il 26 agosto, è stato scritto in riva al lago di Ginevra in tutta spontaneità. È la natura che vi da ispirazione?

Hey Ginevra è nata così, almeno la sua versione più cruda, è stata sicuramente ispirata dal luogo e dalle passioni di quei giorni di viaggi tra un concerto e l’altro. Molti nostri brani sono ispirati dalla natura, già in passato con “The Great Wilderness Calling” abbiamo voluto raccontare attraverso una serie di metafore la natura, quella selvaggia dei boschi e delle montagne che fanno parte dei luoghi da dove veniamo e quella umana che da sempre è al centro delle nostre fatiche e che fa parte di chi siamo.

Questa canzone è descritta come un brano folk, chill con sfumature malinconiche che parla di interi giorni passati in auto, a macinare chilometri, soltanto per una piccola dichiarazione dʼamore. È una storia accaduta realmente? Quindi i Calembour sono romantici?

La storia di Hey Ginevra è la nostra storia d’amore con la musica, degli alti e dei bassi, se prendete il testo sotto mano capirete: a volte siamo scappati da noi stessi e abbiamo fatto chilometri su chilometri soltanto per poterle dire “ti amo” con un concerto.

Si puo dire quindi che i Calembour siano dei romanticoni (ahah).

È una canzone che trasmette spensieratezza ma allo stesso tempo nostalgia, come del resto anche le vostre altre canzoni. Ma alla fine uno degli aspetti dell’indie folk è questo, no?

Si crediamo che sia un genere che si presta bene a questi tipi di atmosfere, noi abbiamo sempre cercato di dirci la verità con la nostra musica senza esasperare la ricerca di una formula particolare e fino ad ora i nostri brani ci hanno rappresentati per ciò che realmente siamo.

Questo nuovo singolo farà parte di un album? Avete qualche progetto in mente?

Non possiamo ancora raccontare molto su quello che verrà, possiamo dire che Hey Ginevra non sarà sola ma in buona compagnia.

a cura di
Alice di Domenico

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