Ascolta in anteprima “Scatola Nera #1” di Scatola Nera

Scatola Nera è una testimonianza che proviene da un passato non ben definito che porta con sé i segni del tempo, i suoni dei graffi e della polvere: è la voce di una memoria corrotta, che cerca di rimettere insieme i frammenti dei suoi ricordi, la memoria di un vecchio o di un nastro graffiato. Scatola Nera racconta il tentativo di riappropriarsi di un passato rimosso e cancellato, attraverso frammenti letterari e musicali. È un’archeologia musicale ed emotiva.

Il terzo singolo della Scatola Nera svela le tracce e i riferimenti musicali di questo progetto che prima con Terra senza pioggia, poi con Tekeli-li! ha deciso di presentarsi intimamente e in punta di piedi. “Scatola Nera #1” è invece una traccia ritmata, in cui si affastellano molti livelli di arrangiamento, che confluiscono in una vera e propria orchestrazione; un piano preparato che ostina un ragtime, una copiosa sezione di fiati che scandisce il testo lungo e ricco di immagini, un coro che scandisce i crescendo della canzone. In questo brano l’esperimento dell’archeologia musicale inizia a prendere le caratteristiche sperimentali di un avant-pop italiano, sancendo un tentativo unico di unire un testo italiano con arrangiamenti che guardano molto al mondo anglofono, soprattutto d’oltreoceano.

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Scatola Nera #1

Nel testo si susseguono suggestioni, immagini e riferimenti culturali che si compongono in un collage che ha tutto il sapore della letteratura modernista inglese e in parte della poetica beat americana (dei quali ha l’eclettismo, ma soprattutto la leggerezza dell’ironia). Sopra la testa di tutti i personaggi e di tutte le situazioni che il testo porta con sé aleggia questa “scatola nera”, che sembra essere testimonianza di ciò che non può essere detto, di ciò che, al netto di tutto, sa sopravvivere al tempo, alle persone, a tutto. Il codice segreto di questo progetto comincia a disvelarsi con questo brano.

Il brano, come i precedenti è passato attraverso un processo di invecchiamento (per quanto riguarda cori, fiati e piano preparato). I cori di Marina Ladduca e Maddalena Silveravalle (MAD-A) sembrano riecheggiare di alcuni motivi alla Morricone, forse un’altra delle tante citazioni che questo brano porta con sé (un’impressione che si conferma anche attraverso i fiati, un po’ western). L’intro del brano è lunga, una vera overture, che si sussegue per quasi un minuto, preparando l’ascoltatore all’approccio musicale che accompagnerà tutta la canzone. Le strofe si susseguono senza un vero proprio ritornello, fino a precipitare tutte in quell’oggetto incombente, in quella scatola nera che contiene e che evoca la parte più segreta di tutte le immagini che si succedono una dopo l’altra.

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