Poty e l’intervista “Different”

Intervistare Poty è stato interessante. Un artista emergente che però è anche produttore, non capita tutti i giorni. Non è usuale, tra l’altro, poter scambiare quattro domande con chi pensi viva in un contesto frenetico come Torino, invece è sì nel bel Piemonte, ma “in una baita isolata in mezzo ai lupi tra le montagne”.

La curiosità di capire come possano essere collegati questi mondi ha pervaso il sottoscritto, amplificato anche da “Different”, un buon singolo che compare sulle piattaforme streaming tre anni dopo il primo tentativo di pubblicazione di Poty.

Ecco di cosa abbiamo parlato…

Ciao Poty! Parto subito “a gamba tesa”: musicalmente “Different”, il tuo nuovo singolo, nasce dopo una “presa di coscienza” delle tue capacità durata due anni. Cosa è accaduto dal 2019 a oggi?

Ciao Andrea,  prima di tutto ti ringrazio per questa intervista. Semplicemente ho avuto modo di conoscermi meglio musicalmente e di conoscere altre realtà musicali che mi hanno ispirato e soprattutto aiutato a creare il mio gusto musicale, come l’uso di strumenti reali e tradizionali e il concentrarmi a usare pochi strumenti ma con una grande cura per i dettagli in ogni esecuzione.

A chi appartiene la voce che dà espressione sonora ai tuoi pensieri in “Different”?

Appartiene a una bravissima e molto sensibile cantante che per contratto ha voluto rimanere anonima essendo che il suo progetto solista è molto diverso dalle mie sonorità.

La cover di “Different”
Leggo che, tra le influenze principali di Poty, ci sono Nile Rodgers, Tom Odell, Red Hot Chili Peppers e Daft Punk (quest’ultimi li rivedo paradossalmente nel riff di chitarra nella parte finale del tuo singolo). È difficile unire e catalizzare stili così diversi in un’unica forma personale. Quale è stato il tuo approccio? Di taluni artisti hai magari conservato il modus operandi piuttosto che le sonorità?

Ho cercato sonorità che amavo molto, come per esempio il Funk e il Rock, e le ho adattate al mio carattere e alla mia personalità, che non è particolarmente Rock o Funk. Cercando di creare qualcosa che si ispira da questi generi e da questi grandi artisti ma che racconta allo stesso tempo la mia storia e la mia visione personale, alla fine è una rilettura di quello che mi ha ispirato attraverso i miei occhi.

Vivi “in una baita isolata in mezzo ai lupi tra le montagne piemontesi”. Luoghi fantastici quanto insoliti per chi vuole far musica, soprattutto oggi che l’ispirazione primaria è dettata dall’ambiente metropolitano. Quanto influisce l’ambiente circostante sul tuo approccio alla musica e al lavoro?

Il luogo dove creo mi influenza molto. L’ispirazione si può trovare in egual modo in un bosco come in una via trafficata, bisogna solo sapere dove guardare. Nel mio caso sono molto ispirato dalla natura e dal suo scorrere con indifferenza verso di noi, almeno quando la lasciamo in pace. E ovviamente dal fatto che il tempo qui smette quasi di esistere (cosa non molto pratica quando si hanno delle scadenze da rispettare).

A tal proposito, tu sei anche produttore di giovani artisti. Ti senti più produttore o artista? Oppure le due anime si compensano in egual misura?

Nel mio caso le due anime si compensano molto. Il mio lato artistico, più legato al caso, al caos mi permette di sperimentare e di trovare idee nuove mentre il mio lato da produttore mi permette, una volta trovata un’idea, di dare ordine a questo caos, di razionalizzarlo.

La tua più grande aspirazione?

Poter con la mia musica aiutare qualcuno a sentirsi un po’ meno solo e un po’ più compreso.

Aggiungo che le riprese per il videoclip di “Different” sono appena terminate. Uscirà a metà giugno ed è firmato dal “Collettivo di Inerzia”, un gruppo di videomaker milanesi specializzati in cortometraggi autoriali . Ho voluto, anche per decentralizzare questa produzione da Milano, girare a Cuneo, al teatro Toselli.

a cura di
Andrea Mariano

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