“Back where we begin”: Stefano Cece e la voglia di normalità

“La vita prima della pandemia con gli occhi di oggi ci sembra fosse più facile, ma allora in fondo non lo sapevamo”

Un sound che richiama gli anni ’80 per “Back where we begin”, il nuovo singolo di Stefano Cece pubblicato il 19 marzo. Il cantautore pugliese, che ha scritto, composto e prodotto il brano, racconta qui di tutte quelle volte in cui vorremmo tornare indietro. Ben consapevoli che il passato è solo un luogo della memoria e che quindi non tornerà più, purtroppo o per fortuna. Tanti i riferimenti pop in “Back where we begin” che restituiscono un brano indie: “la cultura e la musica sono un magma di contaminazioni e per questo sono stupende”.

Con certificazioni in songwriting e produzione musicale presso il prestigioso Berklee College of Music,  Stefano Cece è senza dubbio uno dei talenti emergenti del cantautorato italiano. Canzoni scritte per produttori internazionali e collaborazioni con maestri del mix desk lo hanno portato alla vittoria del progetto Puglia Sound, con il quale ha pubblicato l’album di debutto ‘Fuori dal Cassetto‘ e tenuto un tour promozionale attraverso l’Italia. Nel 2019 Stefano Cece dopo l’apertura del Medimex (Sullo stesso palco di Renzo Arbore e Brian Ferry) cambia direzione artistica riabbracciando l’inglese suo primo amore e ottenendo decine di migliaia di visualizzazioni su YouTube.

Abbiamo chiesto a Stefano in che occasione avrebbe voluto avere una DeLorean per tornare indietro nel tempo, ma non solo. Ecco come ci ha risposto!

Ciao Stefano, benvenuto su Posta Indipendente. “Back where we begin” nasce in un periodo difficile, quali sono gli stati d’animo che ti hanno influenzato e quanto hanno inciso nella composizione e scrittura?

La canzone racconta di una persona che vorrebbe tornare all’inizio di una relazione quando le cose andavano “Bene”. Questo voler tornare indietro personalmente lo interpreto anche da un punto di vista più ampio. Un voler tornare dove idealmente non avevamo difficoltà o almeno dove i problemi erano facilmente superabili. In questo periodo mi viene da pensare alla vita prima della pandemia e a come tutto fosse più facile anche se in fondo non lo sapevamo. Probabilmente dentro “Back Where We Begin” c’è anche questa voglia di normalità.

Il brano racconta di tutte quelle volte in cui vorremmo tornare indietro. C’è un momento in particolare che vorresti rivivere o vivere?

Sono molto concentrato sul vivere al meglio il momento presente. Non ho interesse nel tornare indietro. Se proprio dovesi scegliere, vorrei aver avuto le consapevolezze di oggi quando di anni ne avevo 18. Probabilmente la mia vita sarebbe diversa ora.

Ascolta “Back where we begin” su Spotify
Le sonorità anni ’80 che echeggiano in “Back where we begin” sono un omaggio a band come gli U2 o anche The Police? Quanto questi ascolti hanno forgiato il tuo background musicale e culturale?

Sia gli U2 che i Police sono band che ho amato alla follia. Nel mio background c’è Jeff Buckley e Battisti e il Jazz di Wes Montgomery fino ad arrivare ad Avicii e One Republic. Credo che ci sia da imparare da qualunque tipo di musica.

La scelta di cantare in inglese deriva anche da queste influenze?

Ho sempre amato la lingua inglese ed ovviamente le mie influenze che al 90% vengono da oltremanica hanno influenzato questa scelta. Sento che nel 2021 non si debba essere più limitati al solo italiano ma essere liberi di esprimersi in un mercato che ormai diventa sempre più globale e sempre meno local. Tuttavia non escludo nel futuro di cantare nuovamente in italiano.

Le contaminazioni sono presenti anche nella copertina del singolo, com’è nata l’idea grafica?

Quando si pensa al viaggio nel tempo la prima immagine che viene in mente è la DeLorean di Ritorno al Futuro ed è proprio da qui che sono partito per il concetto della copertina. Lo sfondo è un richiamo al mondo digitale di Tron il tutto colorato con un gusto anni ’80 che richiama le sonorità del disco.

“Back where we begin” – Copertina
Quanto contano per te le collaborazioni?

In generale collaborare porta sempre ad avere un prodotto finale migliore. Tuttavia bisogna stare molto attenti soprattutto nel mondo della musica. E’ pieno di pseudo-professionisti che spesso ti fanno perdere tempo e nel peggiore dei casi anche soldi. Collaborare sì, ma sempre con gli occhi ben aperti.

a cura di
Mariangela Cuscito

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